giovedì, 23 febbraio 2006

Il Machiavello ritrovato

 

Ergo il mondo accolse
il grido di dolor che un uomo volse
Per aiutarlo in un arduo cercar
Per Machiavelli rintracciar.

Giunse aiuto
Giunse conforto
Tutto il Grighine
si mise in moto
“Un volume!” Si udì, si apprese
“È nell’edicola Simaxiese”,
la madre lo prese in un sol botto
per il figlio siammannese.

Io restato nella mancanza
Rimansi dunque senza speranza,
Ma la testardaggine è naturale
per cui mi rivolsi alla rete globale.

Assai lontano, inaspettata,
Giunse a Pisa la mia chiamata
Mio fratello alzò la voce:
“A Firenze, a Santa Croce!
Se questo libro non si può trovare
Machiavelli in persona bisogna svegliare!”

Mentre tutto ciò accadeva
E il sonno del poeta si interrompeva
Un uomo di coraggio rado
Trovò il fascicolo
“È un miracolo”
E lo si deve a lui : a Corrado.

Si tosto mi cingo a sfogliare
Codesto libro a degustare
Ma voglio ancora ringraziare
Tutti coloro del genere umano
Che in questa microimpresa mi hanno dato una mano.

 

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categoria:racconti, sul proscenio
mercoledì, 22 febbraio 2006

Alla ricerca del Machiavello perduto.

 

    -Stamane, ore 7:16
Grida con fare austero
il timer dello stereo:
“Oggi con Il Sole 24 Orevi è un inserto da emozione :
La Treccani l’ha edito
Machiavelli  gratuito
La vita civile, il Principe, Mandragola, Clizia e qualcosa in Più”
Aveva annunciato anche la tivù

    -Stamane, ore 7: 25

Corro scappo addirittura,

nonostante la fame da paura

“l’edicola più vicina!” è la mia rotta,

Con l’intento di far gran scorta

Non una, due, ma ben tre

Per i coinquilini Cau, Zoppe e me!

 

       Edicola1(Via Doberdò):

porto pochi pezzi e rari,

solo per i lettori abituali

 

      Edicola2(Via Is Mirrionis):

“…non c’è!” (con fare assai sgarbato)

 -“ma, lo vedo li impilato”

“ è per chi l’ha prenotato”

-“questo è il colmo del genere umano:

 prenotare anche il quotidiano!”

 

      Edicola3(Via Cornalias):

“me ne inviano 4 copie contate

è son gia tutte terminate”

 

    -Stamane, ore 7:47

A me il 5, a me il bus

Vado a cercar in piazza giù

 

      Edicola4(Piazza d’armi),Edicola5(Viale Trieste):

Scendo veloce con veemenza

Neanche qua soddisfazione

Comincia a giunger disperazione

Ma l’autista ha pazienza.

 

    -Stamane, ore 8:04

        Edicola6(stazione fs)

Pochi bagagli e viaggiatori

Ma anche qui troppi lettori

Esco fuori con una furia in mente

Chiedo a tutte le edicole sino alla Rinascente

Perdo le staffe , parte qualche minaccia

Ma di Machiavelli nessuna traccia.

 

    -Stamane, ore 8:36

Via Garibaldi su e giù,

In piazza Yenne non c’e più

Anche Carlo Felice col suo elmetto

Di trovar Machiavelli è assai incerto.

Corro ancora, è troppo il fiele

Settaccio anche Corso Emmanuele.

 

   -Stamane, ore 8:54

Un vecchietto, lo minaccio:

ha machiavelli sotto braccio,

penso “alla fine che me ne fotte,

gli do solo un paio di botte!".

Ma son bravo, sono onesto

Nonostante il malumore ,

anche se questo è un dì funesto,

torno a casa a malincuore.

 

   -Stamane, ore 9:18

Le speranze non sono arrese:

Chiamo a mamma, su in paese,

tanto torno a fine mese

“se lo trovi compralo te,

e se possibile comprane tre”

 

   -Stamane, ore 9:45

È arrivata la risposta

Essa pure un po’ indisposta:

che astio, sono annichilito

il paese è pur lui sfornito.

 

L’ho cercato in ogni loco

Ma hanno fatto razzia e fuoco

Desolato non so che fare

un appello devo lanciare:

Se l’ho trovate per me, cortesemente,

Eternamente,

Vi sarò riconoscente.

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categoria:racconti, il nervoso, sul proscenio
venerdì, 17 febbraio 2006

The Division Bell, Pink FloydTutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessaronodi costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore disperse su tutta la terra.
              Bibbia, Genesi 11,1

Le parole...
quanto possono esser importanti...

Sociolinguistica dell'Italiano Contemporaneo:   28!

Accetto.

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categoria:citazioni, letteratura, università
venerdì, 10 febbraio 2006

satira [sa-ti-ra] s.f.   1 genere letterario che ritrae con intenti critici e

morali personaggi e ambienti della realtà e dell’attualità, in toni che

vanno dalla pacata ironia alla denuncia, all’invettiva più acre

2  componimento poetico di genere satirico

3 (estens.) qualunque scritto, discorso, disegno, rappresentazione, spettacolo

che intende mettere in ridicolo comportamenti o concezioni altrui.

 

 

 

 

taglione [ta-gliò-ne] s.m. antico istituto giuridico che imponeva

come pena al colpevole lo stesso danno che questi aveva fatto subire

alla sua vittima; la pena così comminata: la legge del – si riassume

nella formula “occhio per occhio dente per dente”

                                                 Dal Grande Dizionario della Lingua Italiana, Garzanti

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categoria:il nervoso
mercoledì, 08 febbraio 2006



 Un Blasfemo

(Dietro Ogni Blasfemo C'è Un Giardino Incantato)

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,

più non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.

Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

... mi cercarono l'anima a forza di botte...

E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato
ci costringe a sognare in un giardino incantato.
        
Fabrizio De André, 1971,
            Rielaborando l'omonima poesia di "Antologia di Spoon River"



Come può una vignetta come questa causare tanto odio,
violenza e morte?!
A tal punto indegna gli animi?!
Sarà veramante il "Naturale processo di eliminazione"
che causa tutto ciò?!
postato da: IlSognoCurioso alle ore 16:27 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica, pensando, il nervoso