venerdì, 28 luglio 2006

Il mare sembrava avesse perso la sua brillantezza, tanto ammirata e allietante, per far spazio ad un colorito verdastro, spento, che pregnava l’acqua dal bagnasciuga sino ad un punto a largo, dove sembrava riacquisire il suo splendido colore azzurro, seppur in una tonalità meno lucente del solito.

Intanto, nell’arenile soffocato dal forte vento di maestrale, le alghe strappate dal fondale e sbattute a riva volavano sulle barche riportate dai pescatori.

Lui se ne stava lì, tra una piccola barca a vela e un altro scafo abbandonato, a contemplare questo spettacolo splendido nella sua furia malinconica e triste come il cielo che sembrava urlare che il sole non sarebbe riapparso mai più.

Restava immobile, credendo di non riuscire a pensare, mentre le mani tenevano fermo sulla sua testa un vecchio telo incerato che inutilmente avrebbe dovuto ripararlo dalla fitta, seppur fine e silenziosa, pioggia.

Credeva e voleva di non riuscire a pensare, ma, in realtà, era sommerso da innumerevoli ricordi che si sovrapponevano a valanga. Si sentiva così lontano dal tempo.

Si strinse nelle spalle per una folata di vento che gli diede la pelle d’oca, mentre, da un foro nel telo scendevano, sul suo viso, alcune gocce di pioggia che rigavano gli zigomi accompagnando le lacrime scese da quegli occhi così spenti e fermi nell’osservare il mare.

Guardava in fondo, con uno sguardo appannato dall’acqua, verso la punta che delimitava la baia: lì enormi righi di schiuma si infrangevano sulle rocce e gli spruzzi, che volavano in aria, pareva volessero sommergere il faro che appariva dietro, in un altro costone di roccia più lontano. Era da tanto che non si vedevano onde così alte e belle: tubavano, chiudevano e rilanciavano dando al mare un ritmo veloce e sincopato, seppur orecchiabile…

Chiuse gli occhi, non sentì più nulla, non il mare, non il vento, non le rare voci in lontananza, non sentì nemmeno il freddo e la pioggia che continuavano a crescere di intensità; si distese sulla sabbia bagnata: non se ne accorse.

Non s’accorse neppure di quell’onda più lunga delle altre che gli bagnò i piedi. Ne giunsero altre così, ma lui non le dava più importanza, mentre piano piano il mare lo trascinava con se dalla riva sino a largo ormai libero della sua paura di pensare: non lo faceva più veramente.

Così il mare l’aveva salvato da quella bufera, da quello spettacolo melanconico che gli aveva reso lo sguardo immobile e spento.

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categoria:mare, racconti
mercoledì, 26 luglio 2006

AMLETO
Essere... o non essere. Questo è il problema.raven
Se sia meglio soffrire
oltraggi di fortuna, sassi e dardi,
o prender l'armi contro questi guai
e opporvisi e distruggerli. Morire,
dormire... Nulla più. E dirsi così
con un sonno che noi mettiamo fine
al crepacuore ed alle mille ingiurie
naturali, retaggio della carne!
Questa è la consunzione da invocare
devotamente. Morire, dormire;
dormire, sognar forse... Forse; e qui
è l'incaglio: che sogni sopravvengano
dopo che ci si strappa dal tumulto
della vita mortale, ecco il riguardo
che ci arresta e che induce la sciagura
a durar tanto anch'essa. E chi vorrebbe
sopportare i malanni e le frustate
dei tempi, l'oppressione dei tiranni,
le contumelie dell'orgoglio, e pungoli
d'amor sprezzato e rèmore di leggi,
arroganza dall'alto e derisione
degl'indegni sul merito paziente,
chi lo potrebbe mai se uno può darsi
quietanza col filo d'un pugnale?
Chi vorrebbe sudare e bestemmiare
Spossato, sotto il peso della vita,
se non fosse l’angoscia del paese
dopo la morte, da cui mai nessuno
è tornato, a confonderci il volere
Ed a farci indurire ai mali d’oggi
Piuttosto che volare a mali ignoti?
La coscienza, così, fa tutti vili,
così il colore della decisione
al riflesso del dubbio si corrompe
e le imprese più alte e che più contano
si disviano, perdono anche il nome
dell’azione. Ma zitto! Ora la bella
Ofelia s’avvicina. – Possa tu,
Ninfa, nelle preghiere ricordare
I miei peccati.
                                                           
William Shakespeare, Amleto, atto III, scena I.

Eran diversi giorni che questo monologo mi rimbombava nella testa: sarà per tutto ciò che mi rievoca di anni e dell'ultimo mese passato..

Mi inquieta però il fatto che questo brano al punto "Nulla più" mi rimembri un altro brano, che ben poco centra, ma per me inquietante quanto bello:

[...] ...Aprii la finestra: ed allora con gran strepito d'ali
entrò nella stanza un maestoso corvo dei sacrali giorni d'un tempo;
non fece alcun cenno d'ossequio, non un attimo s'arrestò o indugiò;
ma con portamento d'un gran signore o di dama si posò sulla mia porta
si posò sul busto d'una Minerva, sopra la porta della mia stanza
lassù si posò e nulla più.

con il grave e severo contegno che si dava,
"Per quanto", io dissi, "la tua cresta sia rasa e tagliata,
tu non sei certo né vile né spregievole,
orrido, cupo e antico corvo, qui giunto dalle rive della Notte;
dimmi qual nobile nome è il tuo sulle plutonie rive della Notte!"
Disse il corvo: "Mai più".
[...]

E mai più volando via di lì, il corvo ancora lì posa, ancora
lì siede, sul pallido busto di Pallade, sopra la porta della mia stanza;
e sembrano i suoi gli occhi d'un demonio che sogni;
e la luce della lampada che l'investe ne getta l'ombra sul pavimento;
e la mia anima da quell'ombra che fluttua e tremola sul pavimento
non sarà sollevata - mai più!
                                                                                          Edgar Allan Poe, da "Il Corvo" (The Raven)

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categoria:citazioni, letteratura, pensando
lunedì, 24 luglio 2006

La guerra che verrà

non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame
la povera gente ugualmente.

Bertolt Brecht (1898 - 1956)

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categoria:letteratura, il nervoso
mercoledì, 19 luglio 2006

Verso la line up

 

…è quello che sto cercando di fare in questi giorni, andare verso la line up

Ma non è facile superare le onde, bisogna imparare a non averne paura, ad affrontarle e, al momento giusto, passarci sopra o meglio sotto con un potente Duck Diving… magari si beve un bel po’ d’acqua all’inizio, ma poi ci si fa l’abitudine e si impara anche a non farsi scoraggiare dalle onde più grosse, quelle che inesorabilmente ti risucchiano in Close out quando stai cercando di superarla, perché li son cazzi!: litri e chili di acqua che ti investono come un masso, e in quei momenti ricordi di quanto è instabile e fragile la tua tavola, legata ad un finissimo leash

Ma se non ti scoraggi, prima o poi, troverai il passaggio verso, non la meta, ma un semplice punto di partenza: lei, la line up!

Vedrai l’orizzonte del mare è ti incazzerai con te stesso perchè quella che ti aveva così messo in difficoltà era una splendida serie di onde che ora non ci son più…

È inutile piangere, disperarsi  e vagare avanti e indietro: fermati un attimo lì, appoggia la testa alla tavola e lascia penzolare le braccia nell’acqua, ti rilasserai un attimo, ritroverai di nuovo tutte le forze che servono perché il mare di onde ne crea infinite: ecco la nuova serie…

scegli bene la tua onda, la riconoscerai da lontano: è sempre quella con il lip liscio e lucente…

Ora non ci sarà più niente da pensare: rema per diventare come lei e quando ti avrà abbracciato ricordati di rimanere stabile e poi… Hang- Loose!!

 

In quest’ultimo periodo ho staccato la spina dal mondo: non è stato facile mandare giù acqua salata!

Sono ancora lì che cerco di oltrepassare le onde… se non mi scoraggio è perché so che posso contare su qualcuno che mi aiuta, che è li con me… in fondo, ognuno a suo modo, stiamo cercando tutti di giungere alla Line up…     Grazie.

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categoria:mare, racconti, sul proscenio
mercoledì, 05 luglio 2006

Tra studio, conati e sardi Voodoo

 

D’ira, di gelosia, d’invidia ardenti,

chiaman gli altri Fortuna ingiusta e ria,

a te accusano, Amor, che le consenti

che ne l’imperio tuo giudice sia.

Ma perché instinto è de l’umane genti

Che ciò che più si vieta uom più desia,

dispongon molti ad onta di fortuna

seguir la donna come il ciel s’imbruna.

                                   Torquato Tasso, da “la Gerusalemme liberata”, canto Quinto,76.

 

Mi hanno frastimato, imprecato,

 ne sono certo, non vi è altra spiegazione!  E se becco chi è stato…

-Gastrite il giorno degli esami.

-Esami rinviati a lunedì e martedì prossimo (tre esami in due giorni, cazzo!)

-Bagno allagato

-Impossibilità di uso bagno

-Monitor pc in bianco e nero per due giorni

 

In più ho tentato di fare un sacrificio propiziatorio alla Dea del Kaimano, ma non ne ha voluto sapere di tagliarmi…

Tutto sembrava andare a rotoli se non fosse stato per l’antidoto portatomi da Francy (la mia sposa spirituale  )

 

 

Tutto da rifare, mi rimetto a studiare, spero di non invecchiarci su quei

tre libri di merda…

                …non ho quasi neanche più tempo per pensare al Sogno di un Curioso…

postato da: IlSognoCurioso alle ore 22:15 | Permalink | commenti (6)
categoria:citazioni, letteratura, pensando, università, sul proscenio