giovedì, 28 settembre 2006
Il Sangue di Giuda

Sai quando tornerai io sarò già via
Senza un'idea
Vendendo roba tua
Riciclandomi
Restando vivo

Imparare a barare e sembrare più vero
Due miserie in un corpo solo

c'è solo sangue
solo sangue dentro
solo sangue dentro
c'è solo sangue
solo sangue
quando sai che sei fedele
a quello in cui non credi più

Vivere per non farsi del male
Poter vedere
Com'è non morire e non sentire
Cambiare idea

Con le labbra sul vuoto
La chitarra nel vuoto
Il mio cazzo inutile

C'è solo sangue
Solo sangue dentro me
C'è solo sangue
Nelle tue cosce in rovina
Quello che tu non sei

Guarire un po'
Sognare un po'
Amare un po'
Fallire un po'
Far male un po'
Mentirsi e poi
Tornare a sfamarsi un po'

C'è solo sangue
Solo sangue dentro me
C'è solo sangue
Solo sangue e non magia
                            
                                                                                       
Salvatore Garau, "La Maschera del Rosso"

solo sangue che nn va via
(Afterhour)
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categoria:musica, pensando, sul proscenio
domenica, 24 settembre 2006
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l'arena stampi

Altro scherrmo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d'alegrezza spenti                                           
di fuor si legge com'io dentro avampi:

sì ch'io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui

Ma pur sì aspre vie né si selvagge
cercar non so ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui

Francesco Petrarca


Capo Mannu, foto di Enrico Dessì


ormai son solo nel mare,
eppure vedo uno spiraglio...
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categoria:citazioni, mare, letteratura, pensando, sul proscenio
giovedì, 07 settembre 2006

Ero lì in platea a guardare quando al povero attore della Commedia dell'Arte cadde la maschera di buffone:
è restato lì senza parole, solo il tonfo del fardello sulle assi del palco.
L'espressione inutile, priva, che non si aspettava una simile sciagura.
Un dispiacere anche per i suoi colleghi a cui ha rovinato il lavoro: non ha saputo improvvisare e conciliare la situazione; era in scena, non si è accorto dei lacci che si scioglievano e ha peggiorato la situazione...
Un “mi.. mi dispiace” balbettato nervosamente, le uniche patetiche parole incapaci di descrivere l'angoscia, un dispiacere puro, un mancamento: perché comunque è ancora lì fermo nel palco, l'occhio di bue che lo fissa senza maschera, triste senza idee per chiudere quel sipario.
Uscì piangendo a testa bassa e mortificato si mise a sfogliare il copione per vedere cosa avrebbe potuto dire e che scene ora seguivano: “fottutissimo autore! Solo pagine bianche senza riferimento neanche per improvvisare!!?!!
Povero attore che cerca di divincolarsi tra parole, lettere, carte e penne che son cadute e non riesce ad afferrare.

postato da: IlSognoCurioso alle ore 12:58 | Permalink | commenti (5)
categoria:racconti, teatro, pensando