martedì, 31 ottobre 2006

Umbras,
Fra les ammentos
Currene a costas de su Riu
Lizzeras che alenos, iscurtana sos contos ‘e su tempus
Naran chi tue se sola, e danzan impara mie in su entu

Umbras,
anima mundi,
Currene in sa misteriosa andelas
Lizzeras che alenos, iscurtana sos contos ‘e tempus

Nudda naschid e moridi, Nudda ninniade sas caras
Nudda sole ‘o ie mi che fara, Nudda mi podet ninniare che tie

Umbras,
Fra les ammentos
Currene a costas de su Riu
Lizzeras che alenos, iscurtana sos contos ‘e su tempus

Nudda in s’anima mi morid, Nudda mi podet ninniare
Nudda Nudda mi faghed mi che fara lebbia
E' forte che mamma mia.

Andrea Parodi e Al Di Meola

 

Ombre,
tra le memorie
corrono lungo le rive del fiume
leggere come un respiro, acoltano i racconti del tempo

Dicono che tu sei sola, e danzano insieme a me nel vento

Ombre,
anima monde,
corrono nel misterioso sentiero

leggere come un respiro, acoltano i racconti del tempo

Nulla nasce e muore, nulla, cullando il viso
Nulla il sole di oggi mi illumina, nulla mi può cullare che tu
Ombre,
tra le memorie
corrono lungo le rive del fiume
leggere come un respiro, acoltano i racconti del tempo

Nulla nell'anima mi muore, nulla mi può ninniare
Nulla Nulla mi rende così illuminato di una luce tenue
e forte come la madre mia


Si dice che in passato, un’antica tradizione di alcune zone dell’entroterra sardo, non solo del barbaricino, prevedesse quella che per alcuni è considerata il rovesciamento degli affetti, e per altri la giusta interpretazione della vita:

Quando un bambino nascerà, al battesimo i parenti piangeranno e le “attittidoras” (prefiche sarde) intoneranno i loro tristi canti di dolore, perché da quel momento la nuova creatura conoscerà il dolore, il patimento di un’intera vita, per di più ancora sconosciuta.
Quando un uomo morirà, dopo il funerale, vi sarà un banchetto, vi sarà festa in cui non “attitidos” ma balli cantati narreranno le virtù e le buone cose del defunto, la sua vita conclusa, ora senza più dolore ne patimento, ora assunta.
Non si tormenteranno i parenti nel pensare di non vederli più, perché è noto che la notte di novembre i cui i Santi si ricordano di esser stati vivi e di esser morti anch’essi, il defunto alla sera, mentre i vivi dormono, si risveglierà nel suo letto, colmo di fame di vita e siederà alla tavola lasciata imbandita dai parenti. Mangerà li , non solo, ma con i genitori e gli avi e parleranno del futuro sino all’alba, sino al canto di quel gallo che segnò la condanna del Cristo.
Solo i bambini, a cui Cristo consegnò il regno dei cieli, potranno intravedere dalle fessure delle serrature tutto il loro passato che non conobbero o che videro allontanarsi.
All’alba torneranno nei letti, lasceranno per un altro anno la casa, ma i vivi nel risveglio avranno l’impressione che vi fosse qualcuno in casa, ora andato via, ma che ha scordato di riprendersi la sua ombra immortalata nel muro dell’alba.

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categoria:musica, racconti, pensando, tornando ad itaca
venerdì, 13 ottobre 2006

Vaneggi del Venerdì

"Senza pretesa di voler strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente.

Tu vaghi per le strade quasi tutta la notte
sognando mille favole di gloria e di vendette
racconti le tue storie a pochi uomini ormai stanchi
che ridono fissandoti con vuoti sguardi bianchi
tu reciti una parte fastidiosa alla gente
facendo della vita una commedia divertente.

-Ho anche provato a lavorare
senza risparmio mi diedi da fare
ma il sol risultato dell'esperimento
fu della fame un tragico aumento
non si risenta la gente per bene
se non mi adatto a portar le catene.

Ti diedero lavoro in un grande ristorante
a lavare gli avanzi della gente elegante
ma tu dicevi -il cielo è la mia unica fortuna
e l'acqua dei piatti non rispecchia la luna
tornasti a cantar storie lungo strade di notte
sfidando il buon umore delle tue scarpe rotte.

-Non sono poi quel cagnaccio malvagio
senza morale straccione e randagio
che si accontenta di un osso bucato
con affettuoso disprezzo gettato
al fannullone sa battere il cuore
il cane randagio ha trovato il suo amore.

Pensasti al matrimonio come al giro di una danza
amasti la tua donna come un giorno di vacanza
hai preso la tua casa per rifugio alla tua fiacca
per un attaccapanni a cui appendere la giacca
e la tua dolce sposa consolò la sua tristezza
cercando tra la gente chi le offrisse tenerezza.

È andata via senza fare rumore
forse cantando una storia d'amore
la raccontava ad un mondo ormai stanco
che camminava distratto al suo fianco
lei tornerà in una notte d'estate
l'applaudiranno le stelle incantate

rischiareranno dall'alto i lampioni
la strana danza di due fannulloni
la luna avrà dell'argento il colore
sopra la schiena dei gatti in amore."

 

Questa canzone passava dal vecchio mangianastri Phonola che teneva sul tavolo, e nel mentre lui , ormai solo, si ripeteva dentro di se:“Sei un Coglione”

Principalmente era un uomo a cui non succedeva niente. Li al quarto piano, si affacciava fuori al balcone a vedere cosa succedeva giù nella strada di quella città dove i Cinesi, con portafogli pieni di carte compravano merce italiana prodotta in oriente da piccoli e diffusissimi venditori italiani che riempivano i marciapiedi con le loro bancarelle.

Passeggiava, ogni tanto, lungo quel viale. Vi era pure una chiesa: una di quelle splendide chiese moderne costruite con un cubo di cemento traforato come una gruviera in cui si addentravano i fedeli dai vari bucchi. Sull’ingresso lampeggiava una tabellone elettronico con messaggi per i fedeli, si fermava spesso a leggere e, puntualmente, quando alzava lo sguardo scorgeva la frase “Sei un Coglione (che si sente inutile)”

In verità, in verità vi di coche si sentiva più  un fallito che un coglione, ma lui se ne straffotteva e camminava a testa alta così come si serve la patria.

Inutile, pensava al giorno in cui aveva venduto la moglie con cartelli affissi sui pali “Vendesi”.
Una nuova scritta sul tabellone della Chiesa: “Qui vogliamo gli ultimi tra gli uomini, non i primi dell’idiozia

Lo colpì qualche persona dei cartelloni elettorali: prese una seria decisione:
decise di affidarsi a uno di loro ma era molto indeciso tra il pappone in cravatta o la pornostar in giarrettiera del manifesto della videoteca.

Ne coglione- sfigato

Ne coglione- innato

Ciò lo rese ancora più coglione.

Ascoltò le ragazze, che parlavano, quelle che lo consideravano un coglione, fanno discorsi idioti, le considera… come si potrebbe dire..??   delle “coglione”.

Giunse alla conclusione che è la società cogliona, ma si dovette chiudere nel dubbio:
“e i figli in tv, gli uomini di successo??”

 
Ma alla fine chi è più coglione?

L’uomo, l’uovo o la gallina?

Da cui son nato,

Se prima l’uovo

da dove creato

se non ovulato?

Che zona è un parcheggio con una linea bianca del libero e l’altra blu del pagamento? Beh io mi sento parcheggiato lì…

Il suo pensiero saltò per “derivate prime” ad esprimere le derivate seconde per prendere le tangenti ed andare da meno infinito a più infinito.

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categoria:citazioni, musica, racconti, pensando
lunedì, 09 ottobre 2006

La corte del Sole e solo un’illusione

 

Nel suo luccicare, nei suoi ettari di negozi costruiti con la squadra e realizzati con la plastica, nella sua enormità che la rende inquietante proprio quando il sole non c’è più! Alla notte quando sul parcheggio restano solo macchie di olio e spazzatura, quando gli unici visitatori sono quei pochi che si logoreranno il portafoglio al casinò e alle macchinette in cambio di pochi ticket o pupazzetti.

Ci sono finito l’altra notte ho speso dieci euro qua e là e me ne sono pentito: l’unico investimento buono sono stati i 50 cent. per la macchinetta con la gru in cui devi cercare d afferrare un pallone…
Siam finiti in mezzo al parcheggio a giocare come bambini e senza più spendere un euro, era così difficile?!

Tornando è scesa a tutta la compagnia la botta che ha finito di stroncare la serata: Ma in che cavolo di mondo siamo finiti, se ci devono essere bambine che attendono da sole sotto un albero su un marciapiede, se ci devono essere ragazze, studentesse che per mantenersi non dormono la notte?

 
Vagabondi errabondo sul ciglio della strada

Mentre la notte ladra ruba il giorno
L’ultima sigaretta fumata lentamente
È certamente la tua prediletta
Ecco che guardi in fondo,dove muore il viale,
le tue muse che iniziano a danzare
Strette man nella mano, comincia il girotondo
Del mestiere più antico del Mondo.

Pirati cittadini vogliosi di ballare
Si informano sul prezzo da pagare
Coprono di improperi le stanche ballerine
Sentendosi così uomini veri
Situazione grottesca son poche come questa
che uniscono felicità e tristezza
Ti viene da pensare se sia lecito comprare     

Qualcosa che si è soliti donare

Ecco ne scegli una non t interessa quale
sotto la luna, l’una o l’altra è uguale    

Un suono di sirena da cui farti ammaliare               

Un attimo ancor da perpetuare.

Ma c’è poco da fare, son tanti i solitari
E quindi presto te ne devi andare
Ti trovi ancora solo, sei uno in mezzo a tanti
E questo non può certo soddisfarti
L’unica soluzione è togliere il respiro
A chi ti ha dato la dolce illusione
Questo è l’estremo ballo, come la sigaretta
Che brucia forte ma poi muore in fretta
ASMA, "Girotondo del mestiere più antico del mondo"

Foto: Maureen Lambray, Prostitute with Chipped Polish, 2002

A volte sembra che il mondo sia solo una palla che rotola in mezzo all’olio di un parcheggio di una città-mercato.

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categoria:musica, pensando, il nervoso
domenica, 08 ottobre 2006

Lo vedi il tragitto tracciato dal Sole? Parte dalla spiaggia e giunge sino all’orizzonte, dove il mare finisce per far posto al cielo…

Si tratta comunque di andare controcorrente ma queste onde sono comunque piccole rispetto a ciò che di grande ti attende.

Non sarai sola, qualcuno dalla torre ti osserverà mentre prenderai il largo e raggiungerai la tua isola di sabbia bianca dove incontrerai tanta gente, diversa l’un l’altra come ogni chicco di quarzo

Non temere se delle nuvole tempesteranno il cielo sul mare, loro non possono intaccare la tua isola, resteranno fuori ai confini perché solo tu sei padrona di quella terra e quello che succede lo decidi tu

Così, per quanto gridino, le nuvole non potranno mai coprire la luce che illumina la Spiaggia.

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categoria:mare, pensando, sul proscenio, tornando ad itaca
martedì, 03 ottobre 2006
Negli scorsi giorni ho scoperto un po' il sito di Aljazeera:
devo ammettere che ero partito prevenuto nei suoi comfronti, invece si è dimostrata una testata decisamente migliore della maggior parte di quelle "Libere" e "Indipendenti" italiane...
Son sempre statto un appassionato della satira e dell'ironia e scoprire che nel loro sito ci sia anche uno spazio a dei bellissimi Cartoons dotati di una imediatezza enorme gli ha dato anche un valore aggiunto...
Io ve lo consiglio e lo linko:
http://english.aljazeera.net/HomePage

Visitatelo!
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categoria:nel web, il nervoso