Umbras,
Fra les ammentos
Currene a costas de su Riu
Lizzeras che alenos, iscurtana sos contos ‘e su tempus
Naran chi tue se sola, e danzan impara mie in su entu
anima mundi,
Currene in sa misteriosa andelas
Lizzeras che alenos, iscurtana sos contos ‘e tempus
Nudda naschid e moridi, Nudda ninniade sas caras
Nudda sole ‘o ie mi che fara, Nudda mi podet ninniare che tie
Fra les ammentos
Currene a costas de su Riu
Lizzeras che alenos, iscurtana sos contos ‘e su tempus
Nudda in s’anima mi morid, Nudda mi podet ninniare
Nudda Nudda mi faghed mi che fara lebbia
E' forte che mamma mia.
Andrea Parodi e Al Di Meola

tra le memorie
corrono lungo le rive del fiume
leggere come un respiro, acoltano i racconti del tempo
Dicono che tu sei sola, e danzano insieme a me nel vento
Ombre,
anima monde,
corrono nel misterioso sentiero
leggere come un respiro, acoltano i racconti del tempo
Nulla nasce e muore, nulla, cullando il viso
Nulla il sole di oggi mi illumina, nulla mi può cullare che tu
Ombre,
tra le memorie
corrono lungo le rive del fiume
leggere come un respiro, acoltano i racconti del tempo
Nulla nell'anima mi muore, nulla mi può ninniare
Nulla Nulla mi rende così illuminato di una luce tenue
e forte come la madre mia
Si dice che in passato, un’antica tradizione di alcune zone dell’entroterra sardo, non solo del barbaricino, prevedesse quella che per alcuni è considerata il rovesciamento degli affetti, e per altri la giusta interpretazione della vita:
Quando un uomo morirà, dopo il funerale, vi sarà un banchetto, vi sarà festa in cui non “attitidos” ma balli cantati narreranno le virtù e le buone cose del defunto, la sua vita conclusa, ora senza più dolore ne patimento, ora assunta.
Non si tormenteranno i parenti nel pensare di non vederli più, perché è noto che la notte di novembre i cui i Santi si ricordano di esser stati vivi e di esser morti anch’essi, il defunto alla sera, mentre i vivi dormono, si risveglierà nel suo letto, colmo di fame di vita e siederà alla tavola lasciata imbandita dai parenti. Mangerà li , non solo, ma con i genitori e gli avi e parleranno del futuro sino all’alba, sino al canto di quel gallo che segnò la condanna del Cristo.
Solo i bambini, a cui Cristo consegnò il regno dei cieli, potranno intravedere dalle fessure delle serrature tutto il loro passato che non conobbero o che videro allontanarsi.
All’alba torneranno nei letti, lasceranno per un altro anno la casa, ma i vivi nel risveglio avranno l’impressione che vi fosse qualcuno in casa, ora andato via, ma che ha scordato di riprendersi la sua ombra immortalata nel muro dell’alba.








