mercoledì, 29 novembre 2006

In me son quasi due persone: Tu gia conosci l’una; l’altra, neppure la conosco bene io stesso. Soglio dire, ch’io consto d’un gran me e di un piccolo me: questi due signori son quasi sempre in guerra tra loro; l’uno è spesso all’altro sommamente antipatico. Il primo è taciturno e assorto continuamente in pensieri, il secondo parla facilmente, scherza e non è alieno dal ridere e dal far ridere. Quando questi ne dice una un po’ scema, quegli va allo specchio e se lo bacia. Io sono perpetuamente diviso tra queste due persone. Ora impera l’una, ora impera l’altra. Io tengo naturalmente molto di più alla prima, voglio dire al mio gran me; mi adatto e compatisco la seconda, che è in fondo un essere come tutti gli altri…
Da una lettera privata di Luigi Pirandello

 
A Te, o grande eterno Iddio,
Signore del cielo e dell'abisso,
cui obbediscono i venti e le onde,
noi uomini di mare e di guerra,
Ufficiali e Marinai d'Italia,
da questa sacra nave armata della Patria
leviamo i cuori !

Salva ed esalta nella Tua fede,
o gran Dio, la nostra Nazione,
da' giusta gloria e potenza alla nostra Bandiera,
comanda che la tempesta e i flutti servano a Lei,
poni sul nemico il terrore di Lei,
fa che per sempre la cingano in difesa
petti di ferro
piu' forti del ferro che cinge questa nave,
a Lei per sempre dona vittoria.

Benedici, o Signore,
le nostre case lontane, le care genti;
benedici nella cadente notte il riposo del popolo,
benedici noi, che per esso,
vegliamo in armi sul mare.

La Preghiera del Marinaio, composta dal poeta - scrittore Antonio Fogazzaro, venne recitata per la prima volta sull'Incrociatore corazzato "Garibaldi" (1899-1915) alla fonda nella rada di Gaeta. Per antica tradizione questa preghiera viene letta in navigazione al tramonto, agli Equipaggi schierati in coperta prima dell'amaina bandiera.


Oggi ripensavo a cosa sarei stato se avessi superato i test per quello che da bambino era un mio sogno: entrare nell’accademia della marina militare.

Credo che avrebbe definitivamente preso piede il mio “piccolo me”…

Ora a distanza di tempo credo che sia stato fortunato nel non aver superato quei test: per come penso e sono ora, non credo per niente che sarebbe stato il mio posto, che sento molto di più quà dove sto facendo, o almeno ci provo, quello che più mi sento con persone che non avrei mai conosciuto in quel caso…
La preghiera del marinaio lo sentita spesso da mio padre, ed ora rileggendola mi sembra un po’ un’idiozia:

Dov’era quel Dio e quella Patria quando spinse alla morte migliaia di uomini, lasciando orfani i figli?

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giovedì, 16 novembre 2006

Ecco un giullare che gioca sulle allegorie dei testi biblici. E’ la famosa sbronza di re Davide. Nella Bibbia si racconta che Davide un certo giorno bevve in abbondanza. Durante questa sbronza se la prende un po’ con tutti e, brillo com’è, canta e danza applaudito da altri ubriachi come lui, scandalizzando invece gli astemi. Nell’euforia sollecitata dal vino, si tramuta in un vero e proprio giullare, facendosi beffe perfino del padre suo, non solo quello carnale ma anche quello celeste e in particolare se la prende con i propri sudditi, specie con “i miseri e gli asserviti”. Il giullare, vestiti i panni sontuosi che ricordavano quelli del re, gli faceva il verso sulla piazza e recitava: “e voi… laggiù… miseri e striminziti, -urlava, -te e te e te e te,  e anche le vostre femmine, lavorerete per me e per tutti quelli che vi comandano come me, e se vi lamentate vi faccio sbattere all’inferno, come è vero che sono stato eletto… e anche unto da Dio! Perdio! Così imparerete a bervi tutte le frottole che vi raccontano, a credere che la terra che lavorate sia stata assegnata ai vostri signori da Dio in persona. No, o coglioni, quelli se la sono pappata perché sono più svelti di voi e poi ve la “sgnaccano” da lavorare e vi pagano giustamente una miseria!

Ora capirete la ragione del perché tanto spesso i giullari venivano cacciati dalle città e anche dalle campagne.
      
Da Mistero Buffo, di Dario Fo e a cura di Franca Rame.


La censura di simili rappresentazioni arrivò, puntuale, poi nel 1466 con L’editto di Toledo. Tutti i buffoni e artisti renitenti furono costretti a emigrare all’estero se non volevano bruciare sul rogo…

Ma questa è solo storia passata, sono trascorsi secoli e cambiate mentalità; eppure, oggi, a distanza di tempo alcuni uomini “di Chiesa” sparlano in nome di un Dio che si fece uomo e ne subì le leggi, mentre loro da uomini si vogliono fare dei al di sopra dei giudizi della gente, che per loro non deve pensare ne giudicare, ne tanto meno prenderli in giro e svelarne gli altarini.

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categoria:citazioni, letteratura, il nervoso
lunedì, 06 novembre 2006

I knew a girl
Her name was Truth
She was a horrible liar

She couldn't spend one day alone
But she couldn't be satisfied

When you have everything
You have everything to lose
She made herself
A bed of nails
And she's planning on putting it to use

'cause she had diamonds on the inside
She had diamonds on the inside
Diamonds

A candle throws its light into the darkness
In a nasty world, so shines the good deed
Make sure the fortune, that you seek
Is the fortune you need

So tell me why, the first to ask, is the last to give, everytime
What you say and do not mean
Follow too close behind

'cause she had diamonds on the inside
She had diamonds on the inside
She wore diamonds on the inside
Diamonds

Like a soldier standing long under fire
Any change comes as a relief
Let the giver's name remain unspoken
For she is just a generous thief

But she had diamonds on the inside
She wore diamonds on the inside
She wore diamonds
Oh diamonds
She had diamonds
She wore diamonds
Diamonds
Ben Harper, Diamond on the inside

Conoscevo una ragazza
Il suo nome era Verità
Era un orribile bugiarda

Non poteva stare un giorno sola
Ma non poteva essere soddisfatta

Quando hai tutto
Hai tutto da perdere
Lei si è fatta
Un letto di aghi
E sta pensando di metterlo al lavoro

Perché lei aveva diamanti nell'anima
Lei aveva diamanti nell'anima
Diamanti

Una candela getta la sua luce nell'oscurità
In un mondo orribile così splende la cosa buona
Assicurati che la fortuna che cerchi
È la fortuna che ti serve

Quindi dimmi perché il primo a chiedere è l'ultimo a donare, sempre
Quello che dici e fai non significa
Che lo segui troppo da vicino

Perché lei aveva diamanti nell'anima
Lei aveva diamanti nell'anima
Lei vestiva diamanti nell'anima
Diamanti

Come un soldato che sta per tanto tempo sotto il fuoco nemico
Ogni cambiamento viene come un sollievo
Lascia che il nome di chi dona rimanga sconosciuto
Perché lei è solo un ladro generoso

Ma lei aveva diamanti nell'anima
Lei vestiva diamanti nell'anima
Lei vestiva diamanti
Oh diamanti
Lei aveva diamanti
Lei vestiva diamanti
Diamanti

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categoria:mare, musica, sul proscenio