Sognava, quando dormiva… perché il problema era proprio quello: “dormire, sognare forse, nulla più”!
Non riusciva a farlo in maniera decente ormai da vent’anni almeno: da quando erano arrivati i primi figli, ma forse ancor prima, probabilmente non aveva mai dormito, restando vigile sempre, rompendosi la schiena, testa, ossa, anima e occhi.
Sin da bambino sognava pane, era come un incubo: si risvegliava di colpo con la ossessione che non ve ne fosse e con il pensiero che bisognava procurarsene.
In quei primi anni di dopoguerra era una cosa normale perché il pane mancava veramente: otto in famiglia, il pane sotto chiave e due patate contate a testa. Si era in tanti ma nessuno doveva mangiare di più: i grandi mangiavano quanto i piccoli, visto che anche i piccoli lavoravano.
Lo stomaco non era mai sazio, e aspettavano con veemenza la pasqua, il giorno in cui si mangiava l’agnello e i ceci: questo era il massimo.
Si girava e rigirava con la fame nell’anima.
“Non di solo pane vive l’uomo” gli ripetevano, ma lui come un fuoco aizzato rispondeva: “facile per che vive della povertà altrui”…
Ma ora tutto era cambiato, la fame era finita, era tutto diverso, eppure continuava, nelle notti a rivedere la fame, tanto che incominciò a soffrir d’insonnia pur di non aver quell’incontro.
Temeva, non voleva, non avrebbe mai voluto vedere i propri figli passare quello che aveva passato lui. Lui che non aveva neanche potuto finire la scuola: non di solo pane vive l’uomo, e lui continuava a sentire la fame opprimere.
Ora tutto era cambiato, la fame era finita, non aveva mai sopportato il pane duro, e ora non aveva più il bisogno di mangiarne, ora i suoi denti mordevano morbido pane bianco, eppure continuava a sentirla
Sento fame, ma forse sarà sempre presente nei Sogni dei Curiosi.