mercoledì, 21 febbraio 2007
Io GG sono nato e vivo a milano
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
mi scusi presidente
non e' per colpa mia
ma questa nostra patria
non so che cosa sia
puo' darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia
mi scusi presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno
in quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno piu' pudore
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
mi scusi presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza
e tranne garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi
mi scusi presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo
da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
questo bel paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
e' la periferia
mi scusi presidente
ma questo nostro stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato
e' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto e' calcolato
e non funziona niente
sara' che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione
persino in parlamento
c'e' un'aria incadescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
mi scusi presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire
a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo
mi scusi presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini
allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli spacco sulla faccia
cos'e' il rinascimento
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
questo bel paese
forse poco saggio
ha rime confuse ma
se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio
mi scusi presidente
ormai ne ho dette tante
c'e' un'altra osservazione
che credo sia importante
rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo e' un teatrino
mi scusi presidente
lo so che non gioite
se il grido italia italia
c'e' solo alle partite
ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'europa
facciamo anche l'italia
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono


Giorgio Gaber, Io non mi sento italiano
                                                              ...mah!!...
postato da: IlSognoCurioso alle ore 18:25 | Permalink | commenti (5)
categoria:musica, il nervoso
martedì, 20 febbraio 2007
"L'emergenza è una cultura di guerra che riduce i fenomeni criminali a fenomeni esclusivamente polizieschi e giudiziari, cancellandone cause e radici culturali, sociali, storiche e le relative implicazioni politiche.
L'emergenza è una cultura eversiva perché sovverte lo stato di diritto.
Dello stato di diritto scompare già la prima regola, secondo la quale chi fa le regole e chi le applica sono soggetti - persone ed organi - diversi.
E siccome il nemico è il male assoluto, il fine della sua distruzione è il bene assoluto, l'emergenza è una giustizia e una politica al di fuori dello spazio e del tempo, non più relativa, ma riflesso di una verità assoluta.
L'onere della prova s'inverte: non spetta a chi accusa ma a chi si difende.
L'ipotesi della responsabilità diventa un teorema che cerca dimostrazione, però, se non la trova, il teorema diventa dogma, cioè prova di se stesso.

"Colpa di autore" la chiamavano un tempo: il risultato dell'equazione è dato, a prescindere dai suoi termini. La prova non precede più l'accusa, ma la segue. Il sospetto diventa indizio e l'indizio diventa prova.

Il campo dei sospetti non è in alcun modo definibile e delimitabile. Si restringe e si allarga indefinitamente, secondo gli atteggiamenti mentali, gli stati d'animo, i sentimenti, le emozioni, perfino le disposizioni contingenti di chi li formula, essendo ciascuna persona diversa da ciascun'altra ed anche da se stessa in momenti diversi. Se un soggetto è un criminale, si può sospettare che il parente, l'amico, sia un criminale e sulla base del sospetto, secondo la necessità propria dello stato di emergenza di poter perseguire ogni sospetto, costruire un teorema accusatorio da dimostrare necessariamente, raccogliendo gli indizi necessari alla dimostrazione.

Ma un teorema basato sul sospetto diventa dimostrazione, prova di se stesso.
Un nome, una parentela, una carica, qualunque cosa uno faccia o non faccia, dica o non dica, tutto e il contrario di tutto, può essere un sospetto.
Per questo nello stato di emergenza non è più tollerata la privacy. La privacy ostacola la costruzione del teorema accusatorio.
Come difenderti se qualunque discolpa balbetti l'accusa è un'altra e un'altra ancora, ci sarà pure una colpa, una piccola colpa, sepolta da qualche parte dentro di te, sebbene non ti ricordi. Anche se non ricordi, ci sono molti, troppi indizi raccolti.
Il fatto stesso che cercavi di ostacolare la raccolta degli indizi a tuo carico cifrando la tua connessione a internet, il fatto che cifravi i tuoi dati... L'autore del crimine non puoi essere che tu.

Colpa d'autore appunto.
A questo porterà la fine della privacy."


Tratto dal forum della rubrica di Marco Calamari su "
Punto-Informatico.it"
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categoria:citazioni, nel web, il nervoso
lunedì, 19 febbraio 2007

da Repubblica.it

Crescono le quotazioni dell'artista di Bristol e c'è chi ha pensato di "scalpellarle" e rivenderle
Intanto le ferrovie cancellano le sue creazioni dal metrò ("atti vandalici"). E i fan insorgono

Pezzi di graffiti rubati all'asta su eBay
chi vende un Banksy trova un tesoro


Un'opera di Bansky

LONDRA - C'è chi considera i suoi graffiti come opere d'arte di culto, tanto da staccarle dai muri della capitale britannica e metterle in vendita su eBay per decine di migliaia di sterline. E chi invece li vede come semplici atti di vandalismo, tanto da coprirli con uno spesso strato di vernice in nome del decoro e della praticità. Parliamo di Banksy, l'artista-graffitaro britannico diventato famoso con le sue creazioni di protesta anti-establishment. Opere dissacranti, che mettono in luce l'assurdità del mondo contemporaneo, e che continuano a dividere anche ora che le quotazioni artistiche del loro papà sono salite alle stelle.

Qualcuno ha fiutato il business e ha cominciato a rubarle dai muri londinesi per rivenderle care, sulla scia del successo delle recenti aste delle opere dell'artista, che hanno fruttato parecchio. L'ultimo caso è quello di Gloucester Gardens, a Paddington, che ospitava una delle creazioni più famose di Banksy, amatissima dai residenti: un ratto che fa rimbalzare una pallina, ritratto proprio sotto un cartello che intima "Vietato giocare a palla". L'opera, diventata uno dei punti d'attrazione della zona, è stata sottratta con tanto di muro ed è finita all'asta su eBay per 20.000 sterline, suscitando lo sdegno di tutto il quartiere londinese e della comunità degli artisti. Segno dei tempi, ma anche riconoscimento del nuovo status internazionale di colui che un tempo era un artista di strada locale, icona della controcultura.

Eppure la sua fama non è bastata a salvare un'altra delle sue creazioni-simbolo: una scimmietta che sta per far saltare in aria un mucchio di banane, che ornava le porte del sottopassaggio di Leake Street, sotto il terminal di Waterloo. L'opera è sparita, coperta da uno strato di vernice color magnolia, apposto dalle ferrovie. Che hanno ammesso candidamente: "Non vogliamo graffiti sulle nostre proprietà e li rimuoveremo tutti". Anche questa volta la comunità è insorta, accusando le ferrovie di "vandalismo aziendale".

Le proteste dei numerosissimi fan qualche effetto lo hanno avuto. Sono riuscite a far togliere da eBay l'opera rubata dai Gloucester Gardens, rimossa dopo una valanga di lettere contro la casa d'aste virtuale. E anche se per la scimmietta di Waterloo era ormai troppo tardi, hanno strappato alle ferrovie la promessa di essere più caute in futuro, in modo da salvare i graffiti di Banksy e venderli per beneficenza. Su questo aspetto, se non sul valore artistico, la compagnia si è dimostrata sensibile. Del resto, la settimana scorsa sei pezzi dell'artista sono stati acquistati all'asta per 372.000 sterline, oltre mezzo milione di euro.
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categoria:citazioni, nel web, il nervoso
lunedì, 19 febbraio 2007

Le Maschere di Asuni

Non era grande come paese, ma importante era il suo territorio, protetto dal castello della Medusa, e la sua gente, di buone fatture e consapevole di ciò che aveva.
Stava lì lungo sa Brabaxianna, la porta che conduce alla Barbagia, che unisce il sacro e il profano. Conosceva le feste in cui uomini, sacerdoti, medicina popolare, artisti e donne amavano partecipare e mostrare il proprio valore. Si ritrovavano per festeggiare i santi cristiani e per ringraziare la natura all’uccisone dei maiali e per il raccolto del grano.

Ma più di ogni altra, la vera festa era il Carnevale. Un avvenimento mistico: come in Barbagia iniziava il giorno di Sant’Antonio, con maschere che danzavano attorno ad un enorme falò, per propiziare la salute , il destino, il tempo e il lavoro; per concludere poi  quando i sacerdoti mettevano i loro abiti da lutto per la quaresima.

Lo sfilare delle maschere era atteso è festeggiato da tutti. Si costruivano maschere di bellissima fattura, le migliori dell’isola. Venivano da tutti i paesi per vederle: dalla Marmilla, dal Sarcidano, dal Barigadu, da Ruinas, Laconi e Meana. Quelli di Samugheo e Mamoiada ne provavano invidia, in quanto più cupe e possenti dei Mammuthones ed eleganti più degli Issochadores. Il volto poi era enorme , singolare, ancor più dei Bundus di Orani.
Si dice che i Tumburinos di Gavoi facessero a sfida per accompagnarne le danze.
Ogni abitante di Asuni e ogni persona che giungeva nel paese ed assisteva alla sfilata, era come presa da un fremito, desiderava fortemente mascherarsi e farsi vedere, dimostrare la sua bravura e la bellezza del proprio aspetto, tanto che si prometteva di vestirsene all’anno seguente.
Per questo ogni anno il numero dei danzatori del carnevale aumentava notevolmente, sino a quando tutti si ritrovarono mascherati e nessuno che fosse rimasto ad osservarli.

La Maschera perse il suo senso, senza nessuno disposto a guardare ad assistere, la gente non si vestì più perché si sentiva priva di attenzioni. Cadde il carnevale, il paese diventò triste, caddero  e furono distrutte le maschere bellissime e se ne perse il ricordo perché da esse si era preteso troppo, non riuscendo più a capire che oltre di essa vi erano altre persone, non solo maschere con occhi per vedere solo se stesse.

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categoria:racconti, teatro, tornando ad itaca
martedì, 13 febbraio 2007

Enry mi ha rivelato l’apertura di

 

Non ho parole per commentarlo… come definirlo? Incredibile? Grottesco? Senza parole…
Prima esistevano i numeri “Zitto e godi”, ora? Questo sito come può essere definito? “Cliccamela tutta?”

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categoria:nel web, il nervoso
giovedì, 08 febbraio 2007
"...quando l'uomo comincia a raccontare di sé ad alta voce scopre quale è veramente egli stesso[...]; fino a quando tutto rimane sepolto nel fondo della coscienza, è ancora increato e ingiudicato, e l'uomo è tranquillo. Parlando, l'uomo crea e foggia se stesso, stabilisce il suo destino."
Corrado Alvaro, prefazione a Novelle per un anno di Luigi Pirandello.

Storia del Teatro e Dello Spettacolo: 30          ...e lode

                           Finalmente un esame!
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categoria:citazioni, letteratura, teatro, università
sabato, 03 febbraio 2007

Holly ha ucciso Benji

Lì tra i pali, veramente Benji non se la aspettava una simile pallonata, è rimasto immobile, spiazzato... Credeva che il peggio fosse già avvenuto quando scoprirono che Marck Lenders truccava le partite e si dopava…

Qualche presentimento però l’aveva già avuto: tutto il gioco appariva distorto, il campo in collina, quel pallone ormai vecchio, squarciato e troppo ovalizzato…

 

Holly suo solito, tirò da fuori area per dimostrare al portiere quanto fosse forte ed astuto: un tiro in rovesciata! A testa in giù! Benji lo vide, ma non riuscì a reagire: gli arrivò in faccia quella cannonata, potente come una bomba carta. Ovviamente Holly atterrò di spalle e non si accorse minimamente di cosa fosse accaduto, troppo fiero della sua prodezza…

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categoria:racconti, il nervoso
venerdì, 02 febbraio 2007
"Vorrei non parlar mai; accoglier tutto e tutti in questo mio silenzio, ogni pianto, ogni sorriso; [...] perché tutti dentro di me trovassero, non solo dei loro dolori, ma anche e più delle loro gioie, una tenera pietà che li affratellasse almeno per un momento."
da Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Luigi Pirandello.
postato da: IlSognoCurioso alle ore 09:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:citazioni, letteratura, teatro, pensando