mercoledì, 18 aprile 2007

Non capisco questo chiasso dividente,
un silenzio riunificatore e indifferente renderebbe molto di più..
E pur sai che so leggere un sottotesto, anche se non ti dirò mai cosa non hai scritto
sapendo che so scriverlo non hai capito niente
Non dire quel che non pensi
se pensi di non dirlo.

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categoria:pensando, sul proscenio
venerdì, 13 aprile 2007

Conosco un uomo,
aveva un lavoro, giunsero un giorno e lo portarono a scavare,
una trincea tra le frasche, e tra le frasche la sua stessa tomba
-Vedrai è più sicuro di scavare campi tra la malaria…-
avevano ragione: lì non c’era malaria, perché non c’era neanche vita.
Lavorava, arava ma non poté dare niente da mangiare alla sua figlia . Lei non lo conobbe mai.
I frutti di quell’aratura li presero i superiori, i meres proprietari di quei campi arati e innaffiati a rosso. A lei dissero solo “Fortza Paris” e una licenza elementare per un futuro migliore… ma già sapevano che era solo un pezzo di carta senza pane: una liquidazione di un lavoro sacrificale.


Conosco un soldato,
ha scelto il lavoro: costruire colonne
-In fondo è il lavoro di Dio…-
eppure si rode il fegato perché come un Cristo l’hanno lasciato solo, quando a 58 anni lo lapidarono e lo derubarono del suo lavoro.
Lui strinse i denti, non pianse una lacrima, ma quelle ferite:

un figlio per ogni chiodo! E la moglie nel costato.
Quando alzava le colonne si lamentava perché, diceva, li trattavano come muli sull’orlo di un burrone: ovvero presi a calci in culo senza che nessuno si interessi  se cade giù..
Poi se la bestia cade -povero mulo, in fondo era utile-

“Il lavoro nobilita l’uomo e lo rende più simile alla bestia”

Non pretendeva di andare a pensione dopo trenta mesi , ma almeno dopo trent’anni… non può salire ancora sui capitelli… potrebbe cadere…
Ora innalza cappelle per i colleghi, caduti,
ai figli nessuno dirà era un eroe, nessuno canterà l’inno o suonerà il silenzio, ai figli non spetta niente se non prendere il posto dei padri.

I caduti sono sempre gli stessi, come anche i meres che si mangiano come corvi il seminato.



O poveros de sas biddas,                                   O poveri dei villaggi,
Trabagliade, trabagliade                                     lavorate, lavorate,
Pro mantenner in zittade                                     per mantenere in città
Tantos caddos de istalla,                                    tanti stalloni

A bois lassan sa palla,                                        a voi lasciano la paglia,
Issos regoglin su ranu:                                        loro prendono il grano
E pensan sero e manzanu                                  e pensano mattina e sera
Solamente a ingrassare.                                     soltanto ad ingrassare.

Cun su zappu e cun s'aradu                               Con la zappa e con l’aratro
Pelea' tota sa die;                                                 lotta tutto il giorno,
A ora de mesu die                                                verso mezzogiorno
Si ziba' de solu pane.                                           si ciba di solo pane,

Mezzus paschidu e' su cane                               viene trattato meglio il cane
De su Barone, in zittade,                                     del Barone, in città,
S'es' de cudda calidade                                      se è di quella razza
Chi in falda solen portare.                                   che solitamente portano in tasca

 Custa, pobulos, e' s'ora                                      Questa popoli è l’ora
D'estirpare sos abusos!                                      Di estirpare gli abusi!
A terra sos malos usos,                                       A terra i cattivi usi,
A terra su dispotismu!                                          A terra il dispotismo!

Gherra, gherra a s'egoismu,                               Guerra, guerra all’egoismo!
E gherra a sos oppressores,                              E guerra agli oppressori,
Custos tirannos minores                                     questi tiranni di poco valore
Es prezisu umiliare.                                              Bisogna umiliarli.

Si no, calchi die a mossu                                    Se no qualche giorno a morsi
Bo nde segade' su didu:                                      vi taglierete il dito,
Como ch'e' su filu ordidu                                     ora che l’ordito è gettato
A bois toccat a tessere;                                        a voi spetta tessere;

Minzi chi poi det essere                                       badate che poi può essere
Tardu s'arrepentimentu;                                      tardivo il pentimento;
Cando si tene' su bentu                                      quando il vento è favorevole
Es prezisu bentulare.                                           Bisogna trebbiare.

Alcune strofe de "S'innu de su patriotu sardu a sos feudatariu" ,
Francesco Ignazio Mannu, 1796


 

So di essere anacronistico per alcuni versi, ma il nervoso è tanto...
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categoria:citazioni, il nervoso
martedì, 10 aprile 2007

Jugendflucht

(Fuga di giovinezza)

E mi ritrovo qui, la strada d'ombra è la mia via
c'è solo polvere, spinta dal vento gravita
si perderà?
Un'altra estate muore ed io
simile a lei, sento che tutto se ne va
Bionda età seguimi stai con me
la gente applaude l'uomo ed io vorrei
tornare a casa mia
La solitudine è trasparente attesa
è un lungo attimo, certo la sola verità
mi perderò?
Il cielo è rosso fuoco ormai
non bada a me, fragile e vecchia anima
Bionda età seguimi stai con me
la gente applaude l'uomo ed io vorrei
tornare a casa mia
Acqua che resterà limpida, l'ansia della sera
bussa qui, fuori da casa mia

Timoria, album "Ritmo e Dolore"
(liberamente ispirata all'omonima poesia di Herman Hesse)
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categoria:musica
venerdì, 06 aprile 2007

È una sensazione ricorrente ultimamente,
avete presente quella sensazione in cui uno si chiede “ma io qui che ci faccio?!” e “forse era meglio se mi levavo dalle balle una volta per tutte...”
non importa il posto, può essere nel vostro paese come dall’altra parte del mondo, tanto insieme al grottesco è stata globalizzata anche questa sensazione…
è come stare su un treno in corsa, sapere dove si vuole arrivare, ma non sapere se quello è veramente il treno giusto, oppure se dormivamo quando si fermò alla nostra fermata e ora prosegue per chi sa dove, oppure se semplicemente è la nostra apprensione nell’attesa di scendere a destinazione.
Ho visto tornare gli anni ’80 e una cameriera che spillava tristezza con ghiaccio al bancone, mentre la differenza diventava identica implodendo in se stessa.
Ma forse è solo una sensazione,
… a volte degli incubi si alternano ai sogni nei sonni dei curiosi,
ma dicono che quando uno nel sonno diventa cosciente che è semplicemente un mondo onirico, allora può controllare ciò che si plasma davanti, decidere il cosa, il come, il quando e il perché,
padrone assoluto potrà dare la fine al tutto…
…ma è anche questa solo una sensazione

                                                                      Io me ne torno al mare,  a presto

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categoria:pensando, il nervoso, sul proscenio, tornando ad itaca
mercoledì, 04 aprile 2007
[...]entrare in libreria oggi vuol dire trovare pareggiati nella veste topografica, nel prezzo e nel posto sugli scaffali Omero, Ovidio e Sant'Agostino con Kafka, Kawabata ed Enzo Biagi, Garcia Màrquez, Wole Soyinka e Banana Yoshimoto, Dario Fo, Nadine Gordimer e Susanna Tamaro, Primo Levi, De Crescenzo (purtroppo) e Toni Morrison, Osvaldo Soriano e Amelia Rosselli. E, dall'altro, sembra corrispondere all'esperienza che ognuno di noi ha avuto e continua ad avere della letteratura. Ognuno, per proprio conto e nel suo singolarissimo destino, ma in comune con tutti i "letterati" del mondo, infatti, legge Pinocchio e Piccole donne, un Sepùlveda appena uscito e Mark Twain, L'amico ritrovato e L'isola del tesoro, Borges e Lovecraft (incontrati in adolescenza), Anna Frank, Dickens e Céline, Milton e Lo straniero, Baricco e Pound, Pascoli e Celan, Kate Chopin e Asimov, Chatwin e Stephen King, Tolkien (incontrato, letto e amato disperatamente, solo in vecchiaia), l'ultimo romanzo di Umberto Eco abbandonato a pagina 18.
Armando Gnisci, in "Letteratura Comparata"


                                                ...Questo esame comincia a piacermi...
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categoria:citazioni, letteratura, università
domenica, 01 aprile 2007

Vaneggio della Domenica mattina.

Come la “mamma del caffé”, che resta con lo zucchero, non bianco ma giallognolo, sul fondo della tazzina. Forse la caffettiera funziona male? Forse la cameriera non lo sa fare? Forse dovrà imparare?
Forse troppa gente da servire, un sabato di formiche, "il solito Grazie!"
"Martini, Bianco con la pizza che la birra mi gonfia": tutto in tiro guardava gli altri autori e fruitori di un momento così grottesco di teatro!
Che si fa? Per ora al bar a farci vedere da maschere di cerone senza occhi, un altro caffè e un amaro grazie! …quello di prima faceva cagare… noi invece…
Due scelte: oh a ballare in luogo squallido pieno di gente squallida oppure...
Idea!!! Andiamo a vedere stanche ballerine dall’accento esotico: non costa molto, infondo
Cosa scegliere tra la busta A, la B e C? nell’ultima resta sempre il rimanere seduti nel letto consapevoli  che è andata anche oggi..: certo che però è una tristezza…
Scappare!: un biglietto per la prossima stazione.. grazie!! 5,15? Ma se ieri ho pagato 4,80 per 100 kilometri?!

“Trenitalia vi ringrazia di aver scelto i suoi disservizi e vi invita a risalire sui suoi pulman, arrrivederci".

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categoria:racconti, pensando