sabato, 23 giugno 2007
Padre Nostro Che sei nei cieli


Pier Paolo Pasolini, voce Vittorio Gassman
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categoria:citazioni, cinema, letteratura, teatro, il nervoso
giovedì, 21 giugno 2007

Tra i sogni incubi
Incubi ambigui, in genere non tendo a ricordare i sogni che faccio la notte, al massimo uno e per di più lo vedo distorto.
Non era mai capitato, di ricordarne diversi, uno dietro l’altro, in una notte.
Perché pallido era su quella panchina? Cosa vi era successo? Saliva l’ansia su quella strane ferite e quel pallore, vi credevo morti, alcuni lo erano, uno solo si è svegliato barcollando, martoriato nel profondo.
Non Spaccare tutto!! Ti prego, non ho capito: ciò che hai ora non valeva un decimo di ciò che ora è in cocci in terra, in un mosaico di colore misto al cemento del pavimento.
Un pavimento nero, su persone bianche: la bi-dimensione spiegata in un cartone. Risa, storie, commenti: proiettato bianco su nero, su muri di latte su quei gradini in cui tutto si colorava tranne me, frustrato dal quel comportamento che ancora non capisco… nessuno mi dice niente, cazzo!!!
Solo, nel letto, tra fumi e canadair che gettano acqua su ciò che ormai e perso. Sudore e provo a ripetere tra me “Ho imparato a fottermene altamente, ho imparato a sfottermene altamente, ho imparat…”
Buio.
Luce.
E ancora continuo a ripetere, perché, in fondo, forse, qualcosa l’ho capita.

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categoria:sul proscenio
mercoledì, 13 giugno 2007

“The sound of silence”
(Il suono del silenzio)

Hello darkness, my old friend,
I’ve come to talk with you again,
Because a vision softly creeping,
Left it’s seeds while I was sleeping,
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence.

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone,
’neath the halo of a street lamp,
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of
A neon light
That split the night
And touched the sound of silence.

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more.
People talking without speaking,
People hearing without listening,
People writing songs that voices never share
And no one deared
Disturb the sound of silence.

Fools said i,you do not know
Silence like a cancer grows.
Hear my words that I might teach you,
Take my arms that I might reach you.
But my words like silent raindrops fell,
And echoed
In the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon God they made.
And the sign flashed out it’s warning,
In the words that it was forming.
And the signs said, the words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls.
And whisper’d in the sounds of silence.

Simon & Garfunkel


Salve oscurità, mia vecchia amica
ho ripreso a parlarti ancora
perchè una visione che fa dolcemente rabbrividire
ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo
e la visione che è stata piantata nel mio cervello
ancora persiste
nel suono del silenzio
Nei sogni agitati io camminavo solo
attraverso strade strette e ciottolose
nell'alone della luce dei lampioni
sollevando il bavero contro il freddo e l'umidità
quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon
che attraversò la notte
e toccò il suono del silenzio

E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava, disturbare il suono del silenzio

"Stupidi" io dissi, "voi non sapete
che il silenzio cresce come un cancro
ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,
aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi"
Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia,
e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio

e la gente si inchinava e pregava
al Dio neon che avevano creato.
e l'insegna proiettò il suo avvertimento,
tra le parole che stava delineando.
e l'insegna disse "le parole dei profeti
sono scritte sui muri delle metropolitane
e sui muri delle case popolari."
E sussurrò nel suono del silenzio

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categoria:musica, pensando
martedì, 12 giugno 2007
postato da: IlSognoCurioso alle ore 09:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:musica, pensando, nel web, tornando ad itaca
lunedì, 11 giugno 2007

Ci sono sere in cui tutto scorre: il tempo, l’alcol, le risate..
Scene improbabili, scene troppo belle. Conversazioni, preghiere, simulazioni, musica e balli.
Colazioni- cene –pranzi di frutta imbevuta in vino e l’acidità del giorno dopo.
Persone che ho conosciuto, che ammiro, a cui tengo. C’era anche lui, il piccolo folletto di Babbo Natale, che appare a Buon Cammino una volta l’anno, il 10 di Giugno. Probabilmente era lì che passeggiava con le sue riflessioni avanti e indietro anche il 10 di Giugno di ventuno anni fa.

Auguri Fra’

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categoria:sul proscenio
domenica, 10 giugno 2007

[…] al termine del viaggio c’è la figura dell’Europeo Prigioniero, che giustifica retrospettivamente l’intera vicenda come un caso, per dir così, di legittima difesa. Il Congo, l’Haggar, l’Africa centrale, la terra degli Zulu, gli avamposti sahariani: poiché l’Africa intera è piena di bianchi in dolorosa cattività, la sua conquista può essere riscritta come fosse una crociata liberatrice, con un rovesciamento dei ruoli (una «retorica dell’innocenza», l’ho chiamata altrove) che è forse il tratto più tipico dell’immaginazione coloniale. E l’innocenza – cioè: il desiderio, colpevole, di apparire innocenti – è la parola che viene alle labbra di fronte a questa figura.

 

 

L’ho trovata per caso, in un numero del «Journal of Geography» dell’anno 1974, in un articolo intitolato Un gioco della colonizzazione europea dell’Africa. Come potete vedere, è un specie di «Monopoli», dove i cinque giocatori (Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, Portogallo) tirano i dadi, si muovono, comprano via via i vari territori africani (il più caro, è il Capo di Buona Speranza), e prendono, quando capita, le carte del Fato (infortuni) e della Fortuna (possibilità): la peggiore, una «rivolta indigena»; la migliore, la donazione di un «filantropo americano». E aggiungerò solo questo, bisogna costruire, non case e alberghi, ma scuole e ospedali.
Il Romanzo Coloniale,Franco Moretti, da “Atlante del Romanzo Europeo, 1800-1900”

L'immagine non è quella originale, perché non son riuscita a trovarla su internet e dal libro non son riuscito a scannarizzarla

postato da: IlSognoCurioso alle ore 11:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:citazioni, letteratura, pensando, università
venerdì, 08 giugno 2007

-Li vedi? Sono lì, aggrappati ai gas sprigionati dai loro variopinti bicchieri..-
Il giovane rimase perplesso da questa strana osservazione fatta dal vecchio, che continuava:
-Senti il rumore dei passi su questo pavimento di legno no? Qua il frastuono non è tanto, conosci questo bar e sai bene che non è molto movimentato...-
Il giovane lo guardava sempre più perplesso e cominciava a domandarsi dove il vecchio volesse andare a parare, cosa cercava di sapere da lui, che oggi, più che mai, aveva così poca voglia di parlare, di spiegare. Lui, tanto sapeva che non avrebbe dovuto dire niente: Il vecchio era in grado di fare domande e darsi le risposte altrui da solo, come se le leggesse dagli occhi dei suoi interlocutori,   cui chiedeva solo poche, apparentemente non molto conclusionate, parole, da cui riusciva a ricavare tutta la chiave di volta del pensiero.
-…è comunque frequentato: volti noti, sconosciuti, simpatici o invisibili nei loro discorsi di lavoro, di quotidiano, a volte angosce e sfogo sui quei tavolini colmi di birra e vermentino.-
Il vecchio, si interruppe rimanendo in silenzio a testa china, come un bambino che vuole raccontare una storia ma è troppo timido, che ha paura, e non sa bene da che parte incominciare
 -Eppure, … non so…-
Di nuovo silenzio. Il giovane, sapeva che quel bambino non era altro che l’esternazione di se stesso, come se quell’anziano non fosse altro che lo specchio in cui ora si rivedeva e si giudicava.
Ma di colpo il vecchio chiese tutto d’un fiato, di nuovo illuminato, come preso da una grande fretta: - Cosa vedi in quella finestra che da sotto e poi sul mare?-
Il giovane, in contropiede rispose senza pensare: -Ogni volta che vedo quella vetrata vorrei spaccarla e lanciarmi sotto-
-Perché?-
-Così, giusto per sentire il suono di un corpo che cade…-
rispose stizzito il giovane, che si era lasciato andare, sbattendo il palmo della mano sul tavolo, come per riprodurre il suono di quell’ipotetico tonfo sordo
-…Se non posso far parte di uno strumento musicale, lo voglio almeno ascoltare-
e ripiombò nel suo silenzio.
Ma questo bastava al vecchio per capire, ora sarebbe stato di nuovo in grado di  di raccontare le sue storie sulle onde del mare.
- Guarda bene la vetrata e il mare dietro lei. Guarda quell’onda che sta arrivando: lunga, vedi come si piega, cade, si infrange e si alza, grida, suona e sorda? Eppure lei non si sente, e le altre onde hanno le orecchie tappate da se stesse per poter dar peso a lei…
Che strana idea la musica!-

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categoria:mare, musica, racconti, sul proscenio
lunedì, 04 giugno 2007
Oggi un post spensierato: a volte dopo tempo dopo anni, alcuni rapporti si modificano di visuale e cambia la considerazione di alcune persone...
Ho riascoltato dopo un paio di anni questa canzone e mho, per quanto non sia proprio una perla della musica italiana, non riesco a togliermela dalla testa...

Penso a te, piccola
prendimi, sarò solo...
Timida, fragile,
zucchero, favole,
senza il tuo orsacchiotto
cosa fai?

Eri nuda su Playboy
tu che non ci stavi mai...
Eri nuda su Playboy
tu che non sballavi mai...
tu che non la davi mai...

Credimi, è tardi ormai
tra di noi non c'è più poesia
Ora lei è con voi
Macchine, dollari
Vive in un bordello di Detroit

Eri nuda su Playboy
tu che non la davi mai...
Eri nuda su Playboy
tu che non scopavi mai...

Eri nuda su Playboy
tu che non ci stavi mai...
Eri nuda su Playboy
tu che non sballavi mai...
Timoria, Macchine e Dollari
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categoria:musica, pensando