venerdì, 26 ottobre 2007

Finalmente riprendo a postare
L’adsl e arrivata anche nella nuova casa e ciò vuol dire che si riaprono i miei collegamenti con il mondo, visto che non guardo tv e il mio cellulare e quasi perennemente scarico in modo da non poter sapere cosa succede 20 metri oltre il mio naso.
Questa potrebbe sembrare una scusa, e forse lo è, visto che un po’ di isolamento comunque in questo periodo lo cerco.
Cosa è successo di nuovo? Praticamente niente, teoricamente invece niente, curioso…
Studio poesia italiana del novecento, letteratura francese e leggo Rimbaud e il Milione di Marco Polo che forse è la volta buona che lo finisco.
Mi sveglio ogni giorno con una canzone diversa in testa senza un perché, l’altro ieri era “Passe en Casa” dei Tribalista, ieri “Maria nella bottega del falegname” di De André e oggi è questa colonna di un film a cui sono particolarmente legato affettivamente: Lady Vendetta.
Non so come si chiami il brano, ma visto che lo beccato su you tube, lo carico qui.



PUNTO.

postato da: IlSognoCurioso alle ore 12:35 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica, cinema, letteratura, nel web, sul proscenio
venerdì, 05 ottobre 2007

Ho sonno seduto sul molo,

Dormirò,

tanto stanotte la nave non giungerà.

Lo so che è tardi per guardare il mare

ed è presto per vederlo albeggiare:

Che strana idea aspettare chi non è mai partito,

sconosciuti che non mi hanno mai visto:

Patetico!

Eppure scorre e dondola,

calmo e quiete, e niente

mi ferma dal chiudere gli occhi;

tanto son certo del mio divagare

 che non porterà con se nulla,

Come un grido senza voce

di sorda confusione.

 

“Non c’è due senza tre”

Lo sapeva bene anche Cristo:

cadde ben tre volte, e ogni volta si rialzava,

affianco la Veronica, benevola, che stampava sangue e lacrime

su tela, di quella smorfia di dolore trattenuto.

Pirandello era ateo ma credeva che Dio

Fosse l’Umanità stessa, nel senso più profondo

 

Io so soltanto che ho visto croci, mani chiuse a pugno

Aperte solo con la forza dei chiodi a trapasso,

punte di lance che restano tra due costole

ferendo il respiro, e ogni tanto, le notti,

mi sento anch’io figlio di un Cristo.

 

 

Apparso all’improvviso nel vuoto della notte del traffico mi chiese se volevo sapere il futuro,

spaventato ho risposto di no, mi disse che avrei saputo qualcosa di positivo:

Compassione da spingere a mentire? O forse sa benissimo anche lui, che al giorno d’oggi ci sono troppe variabili per ciò che sarà il futuro perché possa bastare una linea tracciata alla nascita sul palmo della mano destra: quella per giurare.

"Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare".

"Sì. Vostro Onore, ma li voglio più grandi."

"C'è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre.
Non dovrai che restare sul ponte
e guardare le altre navi passare
le più piccole dirigile al fiume
e più grandi sanno già dove andare."

Così son diventato mio padre
ucciso in un sogno precedente
il tribunale mi ha dato fiducia
assoluzione e delitto lo stesso movente.

E ora Berto, figlio della Lavandaia,
compagno di scuola, preferisce imparare
a contare sulle antenne dei grilli
non usa mai bolle di sapone per giocare;
seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici
avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi;
si fermò un attimo per suggerire a Dio
di continuare a farsi i fatti suoi
e scappò via con la paura di arrugginire
il giornale di ieri lo dà morto arrugginito,
i becchini ne raccolgono spesso
fra la gente che si lascia piovere addosso.

Ho investito il denaro e gli affetti
banca e famiglia danno rendite sicure,
con mia moglie si discute l'amore
ci sono distanze, non ci sono paure,
ma ogni notte lei mi si arrende più tardi
vengono uomini, ce n'è uno più magro,
ha una valigia e due passaporti,
lei ha gli occhi di una donna che pago.

Commissario io ti pago per questo,
lei ha gli occhi di una donna che è mia,
l'uomo magro ha le mani occupate,
una valigia di ciondoli, un foglio di via.

Non ha più la faccia del suo primo hashish
è il mio ultimo figlio, il meno voluto,
ha pochi stracci dove inciampare
non gli importa d'alzarsi, neppure quando è caduto:
e i miei alibi prendono fuoco
il Guttuso ancora da autenticare
adesso le fiamme mi avvolgono il letto
questi i sogni che non fanno svegliare.

Vostro Onore, sei un figlio di troia,
mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,
ora aspettami fuori dal sogno
ci vedremo davvero,
io ricomincio da capo.

Fabrizio De André, La canzone del padre

postato da: IlSognoCurioso alle ore 10:52 | Permalink | commenti (1)
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