venerdì, 30 novembre 2007

Terrore, Dio e Democrazia

Firenze - Diceva un noto scrittore del passato, citato già forse troppe volte, che la democrazia è un pessimo sistema di governo, solo che è migliore di qualunque altro modo di governare che l'Uomo abbia mai escogitato.
I terroristi mi stanno veramente antipatici. I terroristi più in voga oggi mi stanno particolarmente sull'anima, perché ritengono di avere ragione per diritto divino. Per essere più preciso, temo tutti quelli che sono convinti di aver ragione su qualsiasi cosa per diritto divino, sia terroristi che non.
Mi fa inc(beep) il rischio di saltare per aria perché un demente con cervello lavato da dementi più intelligenti di lui mi si è seduto accanto e spera di raggiungere il suo paradiso.
Ma sono abituato a fare i conti con la vita, e so perfettamente che la possibilità di morire per un attentato terroristico è infinitissimamente minore di quella di morire investito dai motorini che si fanno un punto di onore nel viaggiare solo contromano, con il silenzio assenso degli addetti al traffico e della giunta fiorentina al completo. Non ho intenzione di darla vinta ai terroristi; loro hanno solo un modo di vincere, quello di terrorizzarci e di farci perdere cio' che ci rende migliori e che ci è costato secoli per costruire: diritti civili e democrazia.
Per non farli vincere, però, non servono le guerre stellari o le leggi speciali; bastano due cose.

Primo: non farsi terrorizzare. Per me è facile, non sono terrorizzato. Bin Laden, propinato per qualche gioco poco pulito dai mass media tra uno sgozzamento di qua ed un guidatore ubriaco assassino di là mi fa solo cambiare canale, e chiedermi quale gioco esattamente stia sotto dietro questo accanimento mediatico. Il problema è che ciascuno deve smettere di avere paura per conto proprio, e questo ovviamente è una decisione personale che io non posso e non vorrei comunque influenzare. Solo, cercate di non farvi influenzare nemmeno da quel particolare tipo di reality show che sono diventati i telegiornali.

Secondo: mantenere i diritti civili. E qui sono spaventato. Perdere i diritti civili, frutto di secoli di lotta, di dolore e di lavoro che hanno cambiato il mondo mi terrorizza proprio. Ma questo non sarebbe colpa dei terroristi, ma della reazione politica delle persone, più o meno cosciente più o meno interessata, più o meno onesta, certamente dannosa per la generalità dei cittadini.

Ma davvero esiste qualcuno che vuole vivere in una società dove i diritti civili possono essere "sospesi" o "cancellati"? Dove esiste un governo, di qualsiasi colore, che puo' farlo per ogni foglia che cade, per ogni criminale sommossa fatta da imbecilli da stadio.
Buttateli in galera con le leggi che ci sono, che bastano ed avanzano, altro che invocare le leggi antiterrorismo tutte le volte che a qualcuno fa comodo. Sono davvero terrorizzato dal sapere che per strada, accanto a me passa spesso un padre di famiglia che crede sia meglio per suo figlio vivere in un mondo dove il governo (ed anche tanti altri) conosce ogni movimento, ogni soldo speso, ogni viaggio, ogni mail ogni telefonata e per sicurezza anche il codice genetico di tutti. Ma siamo impazziti?

Mi fa paura la sua ignoranza, nel senso latino e non offensivo del termine, mi fa inc(beep) la sua colpevole, semplicistica stupidità nei confronti di un giovane uomo che deve affidarsi alle sue scelte, mi terrorizza vivere in un mondo che viene plasmato perlopiù da gente che non si fa domande, che non conosce i problemi perché per pigrizia sceglie di non formarsi un giudizio, e si fa strumentalizzare da politici che pensano di guadagnare un voto in più.

Molti, quasi tutti, hanno anche studiato almeno un po' Campanella, Voltaire ed altri pensatori del passato; già loro si erano espressi chiaramente su potere politico e potere della conoscenza, sul valore della disciplina condivisa e sul pericolo della tirannia, anche se illuminata. Possibile che non ne sia rimasto niente nella coscienza collettiva? Ma allora i pensatori del passato (ma anche quelli del presente) vengono rapidamente cancellati dalla memoria di chi ha studiato. Forse perché non vengono mai invitati da Vespa?

Sembra purtroppo di leggere le cronache della repubblica di Weimar, degli scontenti che cercavano rivincite e che si facevano strumentalizzare da governanti inetti o da geniali esaltati. Oggi, qui in Italia, io, il padre di famiglia incontrato per la strada ed il suo figliolo siamo ricchi. Abbiamo ancora in buona parte dei diritti di cui nel corso della storia solo una minoranza degli uomini ha goduto.

Molti hanno lottato e pagato perchè questi diritti si realizzassero. Negli Stati Uniti questo fatto è più sentito che da noi; laggiù ci sono sempre state molte persone che credono fermamente al postulato che è il governo al servizio del Cittadino, e non il cittadino vassallo del Governo. In questo la Costituzione americana li aiuta. Il diritto degli individui a lottare contro un governo divenuto dispotico vi è scolpito fin dalle prime righe. La nostra costituzione, pur piena di buoni principi, è già figlia di una concezione europea di stato democratico sì, ma sempre un po' paternalistico.
Si esprime con assoluti "stemperati". "Tutti hanno diritto al rispetto assoluto di..... pero' non questo, non in questa occasione e non se questo signore non è d'accordo". Tanto per non lasciare troppe illusioni fin dall'inizio.
La Democrazia non è una eredità ricevuta dai nostri padri che possiamo spendere per vivere di rendita senza preoccuparcene e su cui si possa sempre fare affidamento; è una entità viva, che puo' ammalarsi o morire, come è successo tante volte in passato, perchè ha perso la lotta con altre entità, interne od esterne, che certo democratiche non sono.

Io non ho particolare titolo per parlare di politica e di democrazia, ma esattamente quanto un normale cittadino. Conosco piuttosto bene molte cosette correlate col mio interesse principale, ma sono ignorante come un uomo di strada su quasi tutto il resto. Ingenuo pero' spero di no. Per fortuna mi ricordo ancora parecchio di quanto studiato, magari allora di malavoglia, a scuola. Per esempio l'opinione che, tramite le parole di Azzeccagarbugli a Renzo, il Manzoni esprimeva sulle leggi "esemplari":
"Caso serio, figliuolo; caso contemplato. Avete fatto bene a venir da me. È un caso chiaro, contemplato in cento gride, e... appunto, in una dell'anno scorso, dell'attuale signor governatore. Ora vi fo vedere, e toccar con mano. Così dicendo, s'alzò dal suo seggiolone, e cacciò le mani in quel caos di carte, rimescolandole dal sotto in su, come se mettesse grano in uno staio. - Dov'è ora? Vien fuori, vien fuori. Bisogna aver tante cose alle mani! Ma la dev'esser qui sicuro, perché è una grida d'importanza. Ah! ecco, ecco -. La prese, la spiegò, guardò alla data, e, fatto un viso ancor più serio, esclamò: - il 15 d'ottobre 1627! Sicuro; è dell'anno passato: Grida fresca; son quelle che fanno più paura."
Ne sentite l'eco nelle parole del mezzobustista di turno che illustra la prossima legge urgente che stroncherà i cattivi a prezzo di qualche piccolo sacrificio da parte dei buoni? Non vi fa appunto un po' paura proprio perchè siete cittadini onesti?
Allora siate anche un po' paranoici, che non guasta mai.

Chi parla di leggi speciali risolutive di solito o vuole prendervi in giro o vuole i vostri voti. Forse tutte e due le cose. Roba vecchia in ogni caso, roba già vista, roba pericolosa. Le leggi importanti, quelle che fanno la differenza come la riforma dell'articolo 615 del codice penale e che ai diritti civili fanno male, non si ascoltano alla televisione. Ma questo è un altro discorso. I parlamentari invece si fanno ascoltare volentieri propagandando proposte di leggi eccezionali, spesso inventate al momento sull'onda di fatti di cronaca, ma inutili e pericolose come grida manzoniane. Proprio come Azzeccagarbugli.

Non servono leggi speciali, servono risorse per intelligence ed investigazione dove e quando servono, ben controllate da solidi meccanismi democratici. Fate che per i nostri eletti diventi chiaro che proporre certe eresie non fa guadagnare i voti, li fa perdere. Almeno il nostro.
Facciamogli capire che molti elettori vogliono vedere difesi i diritti civili di tutti, non solo degli indagati e dei pentiti eccellenti. Siate inc(beeeeeep) neri, e tutto questo non permettetelo più.

Marco Calamari, www.punto-informatico.it, 30 novembre 2007
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categoria:il nervoso
mercoledì, 28 novembre 2007

Tra il bene e il male.
Risposte di circostanza. Non si tratta d’altro. In fondo se uno me lo chiede non riesco a dirlo veramente come sto. Anche quando uno sta male, nell’ammetterlo si sente ancora più una merda,e come posso dire che sto male?! Basta che mi guardi attorno, forse il problema è che sto sin troppo bene

Quindi “Dario, come stai?”
        “bene grazie, tu?”

             La leggerezza pesante di un niente sulle spalle.

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categoria:sul proscenio
lunedì, 26 novembre 2007
Questa, la via? questa, la casa? questo, il giardino?
          Oh vanità dei ricordi!
          Mi accorgevo bene, visitando dopo lunghi e lunghi anni il paesello ov'ero nato, dove avevo passato l'infanzia e la prima giovinezza, ch'esso, pur non essendo in nulla mutato, non era affatto quale era rimasto in me, ne' miei ricordi.
          Per sé, dunque, il mio paesello non aveva quella vita, di cui io per tanto tempo avevo creduto di vivere; quella vita che per tanto altro tempo aveva nella mia immaginazione seguitato a svolgersi in esso, ugualmente, senza di me; e i luoghi e le cose non avevano quegli aspetti che io con tanta dolcezza di affetto avevo ritenuto e custodito nella memoria.
          Non era mai stata, quella vita, se non in me. Ed ecco, al cospetto delle cose - non mutate ma diverse perché io ero diverso - quella vita mi appariva irreale, come di sogno: una mia illusione, una mia finzione d'allora.
          E vani, perciò, tutti i miei ricordi.
          Credo sia questa una delle più tristi impressioni, forse la più triste, che avvenga di provare a chi ritorni dopo molti anni nel paese natale: vedere i proprii ricordi cader nel vuoto, venir meno a uno a uno, svanire: i ricordi che cercano di rifarsi vita e non si ritrovano più nei luoghi, perché il sentimento cangiato non riesce più a dare a quei luoghi la realtà ch'essi avevano prima, non per se stessi, ma per lui.
          E provai, avvicinandomi a questo e a quello degli antichi compagni d'infanzia e di giovinezza, una segreta, indefinibile ambascia.
          Se, al cospetto d'una realtà così diversa, mi si scopriva illusione la mia vita d'allora, que' miei antichi compagni - vissuti sempre fuori e ignari della mia illusione - com'erano? chi erano?
          Ritornavo a loro da un mondo che non era mai esistito, se non nella mia vana memoria; e, facendo qualche timido accenno a quelli che per me eran ricordi lontani, avevo paura di sentirmi rispondere:
          «Ma dove mai? ma quando mai?»
          Perché, se pure a quei miei antichi compagni, come a tutti, l'infanzia si rappresentava con la soave poesia della lontananza, questa poesia certamente non aveva potuto mai prendere nell'anima loro quella consistenza che aveva preso nella mia, avendo essi di continuo sotto gli occhi il paragone della realtà misera, angusta, monotona, non diversa per loro, come diversa appariva a me adesso.
Luigi Pirandello, da " I nostri ricordi"


Salvador Dalì, La persistenza della Memoria, 1931
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categoria:letteratura
sabato, 24 novembre 2007
La pazienza è un albero amaro,
ma spesso da frutti dolcissimi

da "Delitto perfetto" di Friedrick Knott
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categoria:citazioni, teatro
mercoledì, 21 novembre 2007
Oggi non ho voglia di scrivere, quindi prenderò in prestito post altrui:


Il lato oscuro fa dire cazzate


vignetta di commento su quanto asserito dall'Imperatore Palpatine, alias il Papa, sulla diffusione di aids nel continente nero.


Questa viene dal blog "imbarazzante" di Segolas (spero non me ne voglia male per questa presa in prestito..)


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categoria:citazioni, nel web, il nervoso
martedì, 20 novembre 2007
Si sta come, d'autunno, sugli alberi, le foglie. Se non esplicito il titolo il senso cambia.
Non son soldato, non son passato,
Il dolore più grande di una guerra è la malinconia, la nostalgia, l'attesa di una fine che non arriva.
Non son soldato, non son passato,
Chiedersi il motivo non porta a niente, andare a vanti e sulla propria strada.
Non son soldato, non son passato.
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categoria:letteratura, università, sul proscenio
venerdì, 16 novembre 2007
Come l'anno scorso, Anche quest'anno...

Sardinian Jazz Expo

(cliccate sull'immagine per leggerla)

...Per un paio di giorni, non cercatemi, non esisto...








(Nelle foto: Dee Dee Bridgewater, Paolo Fresu, Stefano Bollani & Enrico Rava Duo, Sergent Garcia)

                                                  ...Jazz into my Soul...
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categoria:musica
giovedì, 08 novembre 2007
Di che cosa soffri?
Dell'irreale intatto dentro il reale devastato
René Char
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categoria:citazioni, letteratura