Vaneggio del lunedì sera:
Tragedia tinta in atto unico.
Tutto pareva così chiaro, come ogni mattina.
Bianca viveva senza ombre nel cuore, vagando radiosa tra il verde e l’azzurro. Ma un giorno giunse un’allucinazione, un qualcosa di inaspettato, che sarebbe rimasto impresso come la varechina sui colorati:
Un fuoco si accese di rosso per un tipo ombroso, scuro con particolari sfumature che lo rendevano unico. Non era certo niente di primario, si doveva trattare sicuramente di un composito, una miscela, un accostamento nuovo e poi agli occhi di lei appariva bello come disegnato da un pittore!
Quelle sfumature sembravano celare qualche segreto.
Lui colse una rosa e la porse a lei che divenne tutta rossa: da lì in poi fu tutto rose e fiori e vissero nella porpora e nell’oro (come tutti i principi azzurri ovviamente anche questo era benestante).
Un giorno, però, accadde un giallo. Già la notte prima, nel sonno, Bianca aveva avuto un oscuro preavviso: un incubo di panni in ammollo che perdevano colore nell’acqua che diventava sempre più torbida, attraversata da un fiume grigio.
La sera lui tornò dal suo lavoro sporco di terra di siena: dove era stato?! Da dove proveniva quel colore? Dal lavoro non di sicuro visto che gestiva una lavasecco.
Bisognava fare trasparenza su questa storia.
Alla sera, come si addormentò lei frugò nelle sue tasche, nel buio della stanza rischiarata solo dalla luna.
Trovò dei documenti mai visti prima. Impallidì, divenne viola rischiando di svenire.
La luce si accese di colpo.
Lui la fissò negli occhi, scurendosi in volto e perdendo sfumature, mentre molti colori caddero a terra inermi.
Bianca pregava verde speranza e sarebbe voluta scappare oltremare. Era stata illusa da una vita all’apparenza così rosea con la promessa dei fiori d’arancio.
Ora tutto appariva più chiaro, aveva scoperto il vero nome di lui, che ora si toglieva quella insulsa maschera di tinta. Continuò a ripetere quel nome anche mentre lui ormai la copriva:
“Nero”.
E tutto divenne una macchia indefinibile.
-Buio.





