giovedì, 17 gennaio 2008
Vendo pregiudizi a basso prezzo. Trattabile.
Grande stock assortito a disposizione.
Me ne vorrei liberare. Chiamare ore pasti.
postato da: IlSognoCurioso alle ore 11:37 | Permalink | commenti (3)
categoria:
domenica, 06 gennaio 2008

Allora certi per risolvere di essere rotti fanno come si fa in geografia, che basta dire alla maestra a chi è attaccata una nazione perché si convinca che hai capito di cosa stai parlando, e allora l’Italia confina con la Francia, la Svizzera, l’Austria, la Jugoslavia e questo basta per prendere bravissima in geografia.
[…]
è cosi la mia nazione, non confina con niente tranne l’acqua e manco la geografia ti serve più, perché non bastano i confini a dire chi sei, se per farlo ti serve avere accanto un altrove che stia fermo.
[…]
Non so se la colpa è del mare, ma di certo io gliel’ho data sempre, perché mi hanno insegnato da subito che quelli che gli hanno dato troppa confidenza non sono diventati mai vecchi. Chi sul mare ci è nato lo sa sin troppo bene che dal mare non viene solo il pesce, ma anche il lutto, il ladro e qualche volta le madonne dentro le casse di legno, così miracolose da meritare nomi di posti e di donne. A guardare il mare ci si sente più infranti, perché altra terra non se ne vede e i bambini ingenuamente credono che il mondo finisca lì, come se fosse vero. Ma non tutte le cose che hanno un limite sono anche finite, a volte sono solo interrotte e restano lì come frasi a metà, tese verso una assenza che finisce per contare più di quel che c’è.
In questo il mare somiglia a una fede, e come una fede va temuto e nascosto, e come una fede c’è più gente che va a guardarlo che a nuotarci dentro. È per questo che a pregare si va al mare, come dicono qui, non in chiesa come va bene da altre parti.
C’è una statua vicino a casa mia, con un corpo di donna e dieci volti di pietra tutti rivolti verso il mare. I turisti allocchi dicono che i volti guardano il tramonto, ma il sole tramonta dall’altra parte, e comunque io lo so che cosa fanno quelle donne di pietra: pregano, che qui si fa così, perché il mare è un tempio e chi non ha mai sentito il bisogno di invocare davanti alla sua ferita aperta non è interrotto, o non sa di esserlo.
Io sono una di quelli che lo sanno e credo che il saperlo si chiami identità, che davvero non è un dono che può stare in mano a chi si crede intero senza esserlo.

Michela Murgia.
Tratto da Cartas de Logu, scrittori sardi allo specchio.

 
Son rimasto senza parole leggendo questo libro, l’identità, il sentirsi sardo è un qualcosa molto difficile da spiegare, è un racconto fatto di silenzi rumorosi che si muovono tra sentimenti d’ombra.
È un male, un bene, un continuo bordone di ogni stato d’animo, una cantilena mentre si parla, come quella che cantava nonna per addormentarmi e che cantò prefica per il sonno di nonno.
È il risultato di una storia non detta vissuta tra isolamento, generosità e diffidenza.

 Francesco Ciusa


Il sardo
Non ha, tiene
Non ha paura, teme
Non desidera, brama
Non picchia, scuote
Non finisce, termina
Per lui le cose non si consumano ne muoiono, passano
Non capisce, comprende o intuisce
Non chiede, prega di raccontare.

 Ma è triste se si pensa che il sardo non conosce l’amore, riesce al massimo a stimare o a voler bene,
come non esiste nemmeno la felicità, nel migliore dei casi si tratta di piacere.





Tanto si preferisce il silenzio al perder tempo nel cercar parole per descrivere, anche perché nel mentre
 i giorni sono avanti e passano, le settimane vengono e i mesi entrano.
postato da: IlSognoCurioso alle ore 19:51 | Permalink | commenti (5)
categoria:mare, letteratura, pensando, tornando ad itaca
sabato, 05 gennaio 2008

Non divagare!
Non divagare!
Non divagare:
non apparire, sparire
cazzi miei, i fatti altrui non son cazzi miei
non divagare:
come i vampiri nello specchio non appaio.
E se non appaio nello specchio tanto meno deve succedere negli occhi della gente
Non pensarci!
Non pensare!
Ripetiti di non pensarci!


Il problema è la memoria corta,

 o forse la mia a volte troppo lunga.

postato da: IlSognoCurioso alle ore 19:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, 03 gennaio 2008

Lasciatemi fare a modo mio,
Altri promulghino leggi, io non voglio curarmi delle leggi,
Altri incensino gli uomini insigni e sostengano la pace, io sostengo la sommossa e il conflitto,
Non lodo nessuna eminenza, biasimo apertamente chi fu stimato il più degno.

(Chi sei? Di che ti sei reso colpevole segretamente per tutta la vita?
Ti sottrarrai tutta la vita? Tutta la vita razzolando e ciarlando?
E chi sei tu che blateri a memoria anni, pagine, lingue, ricordi,
Nemmeno oggi sapendo che non sai come pronunciare correttamente una sola parola?)

Completino gli altri gli esemplari, io non completo mai gli esemplari,
Do loro l’avvio secondo leggi che non decadono, come fa la Natura, sempre fresche e moderne.

Io non chiedo doveri,
Quelli che gli altri impongono, li do come impulsi vitali
(Darei come doveri i movimenti del cuore?)

Altri risolvano problemi, io non risolvo nulla, io sollevo domande cui non si può rispondere,
Chi sono quelli che vedo e che tocco, e che dire di loro?
Che dire di questi miei simili che mi accostano con teneri modi diretti e indiretti?

Invito la gente a diffidare dei resoconti dei miei amici, si ascoltino invece i miei nemici, come fo io,
Vi chiedo una volta per tutte di respingere chi vuole spiegarmi, perché nemmeno io posso spiegarmi,
Vi chiedo che non venga fondata su di me alcuna scuola o teoria,
Vi chiedo di lasciar liberi tutti, come io ho lasciato liberi tutti.

Dietro di me, in prospettiva!
Oh, mi rendo conto che la vita non è breve, ma enormemente lunga,
E d’ora in poi percorrerò il mondo castamente e sobriamente, uno che s’alza presto, un coltivatore giudizioso,
Ogni ora è il seme di secoli, e di secoli ancora.

Devo seguire queste continue lezioni dell’aria, dell’acqua e della terra,
Mi accorgo che non ho tempo da perdere.

(da “io e i miei”, 1881, Walt Whitman)

 
Inizia un nuovo anno, nuove prospettive, altre aspettative.
Alcune si sa già di partenza che non si raggiungeranno, ma è bene ripetersele come spinta
“puntare al massimo per ottenere almeno il minimo”
I miei capelli lunghi sono stati già tagliati, ora spetta a tutto il resto.
Cambieranno situazioni, approcci, visuali, sicuramente anch’io, ma spero in meglio
O almeno l’idea di partenza è quella

caillebotte, floor scraper, variant

 
Para mi solo recorer los caminos que tienen corazòn, cualquier camino que tenga corazòn.
Por ahì yo recorro, y la ùnica prueba que vale es atraversar todo su largo.
Y por ahì yo recorro mirando, mirando, sin aliento.

postato da: IlSognoCurioso alle ore 19:01 | Permalink | commenti (2)
categoria:citazioni, letteratura, sul proscenio