lunedì, 05 maggio 2008

C'era una volta una splendida spiaggia, la sua sabbia era tra le più fini e bianche mai viste: Quarzo finissimo per chilometri.
Un giorno un omino dalle carte facili disse “spiaggia più larga per tutti!!” e in un attimo fu fatto: da bianca in grigia però cambiò il suo colore.
C’erano una volta persone che passeggiavano per quel lungomare, traffico di macchine rendevano il passaggio pericoloso, pochi bus, ore di attese e tante marmitte in cerca di un parcheggio che sia, possibilmente, all’ombra, vicino al bagnasciuga, affianco al bar, nei pressi del tabacchino, in prossimità del lido, a due passi dall’edicola, in un posto sicuro gratuito ma vigilato.
Apparve di nuovo l’omino dalle carte facili con un potente incantesimo “multipiano per tutti, compreso di trampolino in cima per tuffarsi direttamente in acqua con lo splendido scenario della Sella del Diavolo !!”

Se vuoi bloccare le carte facili dell’omino, firma la petizione anti multipiano previsto nei pressi della spiaggia del Poetto.  Firma qui

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categoria:mare, il nervoso
domenica, 06 gennaio 2008

Allora certi per risolvere di essere rotti fanno come si fa in geografia, che basta dire alla maestra a chi è attaccata una nazione perché si convinca che hai capito di cosa stai parlando, e allora l’Italia confina con la Francia, la Svizzera, l’Austria, la Jugoslavia e questo basta per prendere bravissima in geografia.
[…]
è cosi la mia nazione, non confina con niente tranne l’acqua e manco la geografia ti serve più, perché non bastano i confini a dire chi sei, se per farlo ti serve avere accanto un altrove che stia fermo.
[…]
Non so se la colpa è del mare, ma di certo io gliel’ho data sempre, perché mi hanno insegnato da subito che quelli che gli hanno dato troppa confidenza non sono diventati mai vecchi. Chi sul mare ci è nato lo sa sin troppo bene che dal mare non viene solo il pesce, ma anche il lutto, il ladro e qualche volta le madonne dentro le casse di legno, così miracolose da meritare nomi di posti e di donne. A guardare il mare ci si sente più infranti, perché altra terra non se ne vede e i bambini ingenuamente credono che il mondo finisca lì, come se fosse vero. Ma non tutte le cose che hanno un limite sono anche finite, a volte sono solo interrotte e restano lì come frasi a metà, tese verso una assenza che finisce per contare più di quel che c’è.
In questo il mare somiglia a una fede, e come una fede va temuto e nascosto, e come una fede c’è più gente che va a guardarlo che a nuotarci dentro. È per questo che a pregare si va al mare, come dicono qui, non in chiesa come va bene da altre parti.
C’è una statua vicino a casa mia, con un corpo di donna e dieci volti di pietra tutti rivolti verso il mare. I turisti allocchi dicono che i volti guardano il tramonto, ma il sole tramonta dall’altra parte, e comunque io lo so che cosa fanno quelle donne di pietra: pregano, che qui si fa così, perché il mare è un tempio e chi non ha mai sentito il bisogno di invocare davanti alla sua ferita aperta non è interrotto, o non sa di esserlo.
Io sono una di quelli che lo sanno e credo che il saperlo si chiami identità, che davvero non è un dono che può stare in mano a chi si crede intero senza esserlo.

Michela Murgia.
Tratto da Cartas de Logu, scrittori sardi allo specchio.

 
Son rimasto senza parole leggendo questo libro, l’identità, il sentirsi sardo è un qualcosa molto difficile da spiegare, è un racconto fatto di silenzi rumorosi che si muovono tra sentimenti d’ombra.
È un male, un bene, un continuo bordone di ogni stato d’animo, una cantilena mentre si parla, come quella che cantava nonna per addormentarmi e che cantò prefica per il sonno di nonno.
È il risultato di una storia non detta vissuta tra isolamento, generosità e diffidenza.

 Francesco Ciusa


Il sardo
Non ha, tiene
Non ha paura, teme
Non desidera, brama
Non picchia, scuote
Non finisce, termina
Per lui le cose non si consumano ne muoiono, passano
Non capisce, comprende o intuisce
Non chiede, prega di raccontare.

 Ma è triste se si pensa che il sardo non conosce l’amore, riesce al massimo a stimare o a voler bene,
come non esiste nemmeno la felicità, nel migliore dei casi si tratta di piacere.





Tanto si preferisce il silenzio al perder tempo nel cercar parole per descrivere, anche perché nel mentre
 i giorni sono avanti e passano, le settimane vengono e i mesi entrano.
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categoria:mare, letteratura, pensando, tornando ad itaca
lunedì, 03 settembre 2007

E poi dicono che i turisti siano le persone più calme e tranquille…
Non avete idea di cosa si possa incontrare in un parcheggio sul mare ad Agosto!! L’apoteosi dell’inciviltà e delle pretese assurde..

“ma ho pagato il parcheggio a Cabras (30 km più a sud) e ora, perché qui a San Vero non è valido?”
“io il parcheggio non lo pago perché all’isola di mal di ventre (area marina protetta) non c’è neanche un ristorante o un negozio”
“pretendo che lei ora mi restituisca i soldi del parcheggio perché c’è vento in spiaggia”
(la signora è stata liquidata con “stia tranquilla ora stanno andando i pescatori a largo a mettere reti frangivento”)

Per non parlare della quarantacinquenne che con la scusa che io controlli il tagliando del parcheggio ci prova spudoratamente e mi struscica a dosso, o del collega licenziato il giorno di ferragosto perche sbronzo- in after dalla notte precedente, che mi ha costretto a lavorare per due persone …

Vabbé, tutto sommato c’è stato da ridere e da lavorare
Per quest’anno è finita
Ora le mie ferie saranno il non avere ferie
tornare alla mia vita e rivedere le persone a cui più tengo


                                                  “faccio un ultimo giro di avvisi e arrivo”

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categoria:mare, sul proscenio, tornando ad itaca
venerdì, 08 giugno 2007

-Li vedi? Sono lì, aggrappati ai gas sprigionati dai loro variopinti bicchieri..-
Il giovane rimase perplesso da questa strana osservazione fatta dal vecchio, che continuava:
-Senti il rumore dei passi su questo pavimento di legno no? Qua il frastuono non è tanto, conosci questo bar e sai bene che non è molto movimentato...-
Il giovane lo guardava sempre più perplesso e cominciava a domandarsi dove il vecchio volesse andare a parare, cosa cercava di sapere da lui, che oggi, più che mai, aveva così poca voglia di parlare, di spiegare. Lui, tanto sapeva che non avrebbe dovuto dire niente: Il vecchio era in grado di fare domande e darsi le risposte altrui da solo, come se le leggesse dagli occhi dei suoi interlocutori,   cui chiedeva solo poche, apparentemente non molto conclusionate, parole, da cui riusciva a ricavare tutta la chiave di volta del pensiero.
-…è comunque frequentato: volti noti, sconosciuti, simpatici o invisibili nei loro discorsi di lavoro, di quotidiano, a volte angosce e sfogo sui quei tavolini colmi di birra e vermentino.-
Il vecchio, si interruppe rimanendo in silenzio a testa china, come un bambino che vuole raccontare una storia ma è troppo timido, che ha paura, e non sa bene da che parte incominciare
 -Eppure, … non so…-
Di nuovo silenzio. Il giovane, sapeva che quel bambino non era altro che l’esternazione di se stesso, come se quell’anziano non fosse altro che lo specchio in cui ora si rivedeva e si giudicava.
Ma di colpo il vecchio chiese tutto d’un fiato, di nuovo illuminato, come preso da una grande fretta: - Cosa vedi in quella finestra che da sotto e poi sul mare?-
Il giovane, in contropiede rispose senza pensare: -Ogni volta che vedo quella vetrata vorrei spaccarla e lanciarmi sotto-
-Perché?-
-Così, giusto per sentire il suono di un corpo che cade…-
rispose stizzito il giovane, che si era lasciato andare, sbattendo il palmo della mano sul tavolo, come per riprodurre il suono di quell’ipotetico tonfo sordo
-…Se non posso far parte di uno strumento musicale, lo voglio almeno ascoltare-
e ripiombò nel suo silenzio.
Ma questo bastava al vecchio per capire, ora sarebbe stato di nuovo in grado di  di raccontare le sue storie sulle onde del mare.
- Guarda bene la vetrata e il mare dietro lei. Guarda quell’onda che sta arrivando: lunga, vedi come si piega, cade, si infrange e si alza, grida, suona e sorda? Eppure lei non si sente, e le altre onde hanno le orecchie tappate da se stesse per poter dar peso a lei…
Che strana idea la musica!-

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categoria:mare, musica, racconti, sul proscenio
domenica, 27 maggio 2007

A volte una persona si chiede cosa ci fa: sappia che non c’è risposta. E anche se uno avesse una risposta tanto credo nessuno la capirebbe.

Ho ritrovato tra vecchi appunti e ne ho aggiunto altri, in attimi di velocità nello studiare.
Sinceramente non ricordo perché li scrissi  e per cosa…
Però ora li rivedo e la mia mente li ripete tutti assieme, così li butto qui, anche perché lo stato d’animo è un po’ quello.
Non sono triste, non ne ho il tempo ne la voglia, semplicemente penso,
anche nel sonno
penso

L’attore deve andarsene, e al suo posto deve intervenire la figura inanimata- possiamo chiamarla la Supermarionetta, in attesa di un termine adeguato. […]
La supermarionetta non competerà con la vita- ma piuttosto andrà oltre. Il suo ideale non sarà la carne e il sangue ma piuttosto il corpo in catalessi: aspirerà a vestire di una bellezza simile alla morte, pur emanando uno spirito di vita. Quali saranno i fili della supermarionetta, chi li guiderà? Chi lo può dire? Io non credo nella meccanica… ne in ciò che è materiale… i fili che si tendono dalla Divinità fino all’anima del Poeta son quelli che potrebbero comandarla.
Edward Gordon Craig

Soffro nel
vederti infrangere
i principi sui quali era
salda un’esemplare dignità.

Condizione
inammissibile,
la discutibile urgenza
per cui è indispensabile
uniformarsi alla media.

Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita
considerevole, ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.

Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell’anima comporterebbe
una lauta ricompensa.

Soffro nel
vederti compiere
bizzarre movenze indotte
da un burattinaio scaltro.

Credi sia
una scelta ammirevole
fuggire lo sguardo
severo e vigile
della propria coscienza?

Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita
considerevole, ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.

Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell’anima comporterebbe
una lauta ricompensa.
Carmen Consoli, L'Eccezione


Tra mare e cielo

Putzu Idu, foto di Enrico Dessì

Come farà a non perdersi, a non scordare la rotta seguita sinora e scegliere la futura, una nave dipinta in un quadro in cui mare e cielo hanno lo stesso colore e spessore?

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categoria:citazioni, mare, musica, teatro, pensando, sul proscenio, tornando ad itaca
mercoledì, 02 maggio 2007

Avrei voluto postare una foto, ma Enry non si decide a mandarmele:
peccato, vi assicuro che il mare era veramente bello in quest’ultima settimana…
avrei voluto raccontare di parole, quelle di Niffoi, del ritorno a Baraule, ad esempio,
oppure di fatti, ombre che stanno attorno, che ritornano,avrei voluto parlare con esse e farle ridere (forse così si dileguerebbero),
Ho nuotato, preso sole, meditato, salutato,
vorrei pensare per poi descrivere, ma non mi viene niente se non quelle parole di Lao- Tzu…
sembra che sia un casino, ma non di quelli semplici in bianco e nero,
ma di quelli belli a colori in cui le forme appaiono distorte…

 
La conoscenza  degli altri è intelligenza,
la conoscenza di se stessi è illuminazione.
La conquista degli altri è potere,
la conquista di se stessi è forza.

Conosci ciò che è abbastanza, e sarai ricco.
Persevera, e svilupperai la volontà.
Rimani al centro, e sarai sempre
a casa.
Muori senza morire, e vivrai per sempre.

Lao-Tzu, “Tao Te Ching”

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categoria:citazioni, mare, letteratura, pensando, sul proscenio, tornando ad itaca
venerdì, 23 marzo 2007

Son tornato, passando per “sirbonaie”, i sentieri tracciati dai cinghiali per salire alle rupi, dove si vede tutta la baia e la foresta di scheletri di alberi di carbone, dove il pastore lascia pendere una carcassa di volpe come monito a protezione delle sue capre. Valli bruciate dal sole e punte spazzate dal vento. Attorno nessuno, 1916-1940, le uniche date tracciate sull’unico cemento della vedetta contraerea sulla roccia di ferro tenuta su dai lentischi e dal rosmarino selvatico.
Attorno nessuno, lagune, boschi, animali che cantano a tenore con il vento, intelligenti come gatti che corrono a rincorsa contro le porte per farne saltare la maniglia.
Attorno nessuno, lontano le case della Costa Rei e di Villassiminus, paradisi turistici, inconsapevoli di essere solo un povero limbo visibile da quassù.

 

Dansa in su èntu ‘e tramuntana, Feraxi
dansa umpare a mie.
Dansa in su mare ‘e s’avventura,
dansa in custa die.

Astrolicamus dae supra de custa altura,
narami de sa fortuna.

Bola in su ‘entu ‘e s’ingiustissia,
bola umpare a mie.
Bola in su mare ‘e s’indifferentzia,
bola in custa die.

Astrolicamus chìrchende su venidore,
narami de custu amore.

Nois, sos ammentos
nois, sos trabentos
nois, che sirbones isperdidos
in su ludu, nois
tue e deo sutt’e una ferula,
ube naschet sa chintula.

Dansa in s’annu duamiza, fiza
dansa umpare a chie?
Dansa in su chelu chi t’assimizat,
fortzis umpare a mie.

Bola in su mundu ‘e sas tempestas,
bola in sas enas,
beni chi astrolicamus!

Nois, sos ammentos
nois, sos trabentos
nois, che sirbones isperdidos
in su ludu, nois
tue e deo sutt’e una ferula
ube naschet sa chintula.

Andrea Parodi e Al di Meola

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categoria:mare, musica, tornando ad itaca
lunedì, 06 novembre 2006

I knew a girl
Her name was Truth
She was a horrible liar

She couldn't spend one day alone
But she couldn't be satisfied

When you have everything
You have everything to lose
She made herself
A bed of nails
And she's planning on putting it to use

'cause she had diamonds on the inside
She had diamonds on the inside
Diamonds

A candle throws its light into the darkness
In a nasty world, so shines the good deed
Make sure the fortune, that you seek
Is the fortune you need

So tell me why, the first to ask, is the last to give, everytime
What you say and do not mean
Follow too close behind

'cause she had diamonds on the inside
She had diamonds on the inside
She wore diamonds on the inside
Diamonds

Like a soldier standing long under fire
Any change comes as a relief
Let the giver's name remain unspoken
For she is just a generous thief

But she had diamonds on the inside
She wore diamonds on the inside
She wore diamonds
Oh diamonds
She had diamonds
She wore diamonds
Diamonds
Ben Harper, Diamond on the inside

Conoscevo una ragazza
Il suo nome era Verità
Era un orribile bugiarda

Non poteva stare un giorno sola
Ma non poteva essere soddisfatta

Quando hai tutto
Hai tutto da perdere
Lei si è fatta
Un letto di aghi
E sta pensando di metterlo al lavoro

Perché lei aveva diamanti nell'anima
Lei aveva diamanti nell'anima
Diamanti

Una candela getta la sua luce nell'oscurità
In un mondo orribile così splende la cosa buona
Assicurati che la fortuna che cerchi
È la fortuna che ti serve

Quindi dimmi perché il primo a chiedere è l'ultimo a donare, sempre
Quello che dici e fai non significa
Che lo segui troppo da vicino

Perché lei aveva diamanti nell'anima
Lei aveva diamanti nell'anima
Lei vestiva diamanti nell'anima
Diamanti

Come un soldato che sta per tanto tempo sotto il fuoco nemico
Ogni cambiamento viene come un sollievo
Lascia che il nome di chi dona rimanga sconosciuto
Perché lei è solo un ladro generoso

Ma lei aveva diamanti nell'anima
Lei vestiva diamanti nell'anima
Lei vestiva diamanti
Oh diamanti
Lei aveva diamanti
Lei vestiva diamanti
Diamanti

postato da: IlSognoCurioso alle ore 21:20 | Permalink | commenti (5)
categoria:mare, musica, sul proscenio