Le Maschere di Asuni
Non era grande come paese, ma importante era il suo territorio, protetto dal castello della Medusa, e la sua gente, di buone fatture e consapevole di ciò che aveva.
Stava lì lungo sa Brabaxianna, la porta che conduce alla Barbagia, che unisce il sacro e il profano. Conosceva le feste in cui uomini, sacerdoti, medicina popolare, artisti e donne amavano partecipare e mostrare il proprio valore. Si ritrovavano per festeggiare i santi cristiani e per ringraziare la natura all’uccisone dei maiali e per il raccolto del grano.
Ma più di ogni altra, la vera festa era il Carnevale. Un avvenimento mistico: come in Barbagia iniziava il giorno di Sant’Antonio, con maschere che danzavano attorno ad un enorme falò, per propiziare la salute , il destino, il tempo e il lavoro; per concludere poi quando i sacerdoti mettevano i loro abiti da lutto per la quaresima.
Lo sfilare delle maschere era atteso è festeggiato da tutti. Si costruivano maschere di bellissima fattura, le migliori dell’isola. Venivano da tutti i paesi per vederle: dalla Marmilla, dal Sarcidano, dal Barigadu, da Ruinas, Laconi e Meana. Quelli di Samugheo e Mamoiada ne provavano invidia, in quanto più cupe e possenti dei Mammuthones ed eleganti più degli Issochadores. Il volto poi era enorme , singolare, ancor più dei Bundus di Orani.
Si dice che i Tumburinos di Gavoi facessero a sfida per accompagnarne le danze.
Ogni abitante di Asuni e ogni persona che giungeva nel paese ed assisteva alla sfilata, era come presa da un fremito, desiderava fortemente mascherarsi e farsi vedere, dimostrare la sua bravura e la bellezza del proprio aspetto, tanto che si prometteva di vestirsene all’anno seguente.
Per questo ogni anno il numero dei danzatori del carnevale aumentava notevolmente, sino a quando tutti si ritrovarono mascherati e nessuno che fosse rimasto ad osservarli.
La Maschera perse il suo senso, senza nessuno disposto a guardare ad assistere, la gente non si vestì più perché si sentiva priva di attenzioni. Cadde il carnevale, il paese diventò triste, caddero e furono distrutte le maschere bellissime e se ne perse il ricordo perché da esse si era preteso troppo, non riuscendo più a capire che oltre di essa vi erano altre persone, non solo maschere con occhi per vedere solo se stesse.