venerdì, 02 maggio 2008

sedieScrivo aspettando che la mia richiesta di cittadino apolide venga accettata.
Temo di diventare un desaparecido. In questi giorni il Ministero della propaganda c’è andato giù pesante.
L’Italia ha dimostrato quanto vale, quanto pensa,quanto si merita:

PANEM ET CIRCENSES.

Solo i migliori in piazza dei cento mila:
Berlusconi, Amici di Maria, e prossimamente il Pontefice, neo ministro alla famiglia, all’identità e alla conservazione del vecchio.
Il rosso è stato abolito e con esso tutti i colori accesi: solo l’azzurro ha diritto. In conseguenza tutti i colori devono essere più tenui: a simboleggiare l’amore, ad esempio, ci sarà un Beigiolino chiaro (il massimo che ci si possa permettere)

 I campioni non ci sono più, vagano senza testa nella ricerca di qualcuno che si occupi di loro, gli occhi pieni di lacrime di solitudine cercano un abbraccio e comprensione, ma tutti ormai dicono che sono loro che sono persi.
Guarda Nené, Claudio Olinto de Carvalho
la vita è bella perché non è variata: è gustosa, fragrante e croccante

 e come la voce di dentro di De Filippo non ho capito.

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categoria:citazioni, teatro, pensando, il nervoso, il ritorno del medioevo
lunedì, 03 dicembre 2007

La dimostrazione della morte del Teatro.

Sarò drastico ma a mio avviso è così:
me ne sono definitivamente convinto dopo aver visto

ALDO MORO, UNA TRAGEDIA ITALIANA



di Corrado Augias e Vladimiro Polchi
scene di Gianni Silvesri
luci di Mario Loprevite
musiche di Marcello Panni
regia di Giorgio Ferrara

Con Paolo Bonaccelli.



Un giudizio? Piatto, vuoto. Ero andatto sperando che non fosse ciò che pensassi e invece era proprio come un semplice e banale documentario televisivo:
una voce narrante, brutta copia di Carlo Lucarelli di Blu Notte, didascalizzava materiali d’archivio, comunicati ufficiali delle Br.,scandite da immagini tratte da telegiornali d’epoca e dai film di Bellocchio, Ferrara e Martinelli.
Nel mentre  Bonacelli leggeva le lettere dalla prigionia di Moro, senza convinzione, solo nel finale addentrandosi nel personaggio, in modo superficiale, senza dare particolari chiavi di lettura, senza lasciar riflettere niente. Il tutto sembrava chiuso in una sorta di auto censura, senza rischio, così da prendersi i semplici ma sicuri applausi di circostanza.

No dovrebbe essere questo, si poteva puntare a ben altro: c’era così tanto materiale a disposizione, da evidenziare, da drammatizzare da denunciare da permettere di far arrivare scosse al culo degli spettatori di qualsiasi linea politica e di pensiero; c’era così tanto a disposizione da creare un rischio enorme, qualcosa di cui si sarebbe parlato per tempo, che avrebbe lasciato quel sorriso amaro sui volti, che avrebbe consentito di applaudire con foga e contemporaneamente gridare  “Vaffanculo”.
Invece niente di tutto ciò, è meglio leggere con dizione, oppure fare Sofocle e Pirandello, che i loro rischi se li presero, scuotendo masse, ma che ora seppur spesso attuali son morti da tempo…

                        Che resta del teatro “contemporaneo”?

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categoria:teatro, il nervoso
sabato, 24 novembre 2007
La pazienza è un albero amaro,
ma spesso da frutti dolcissimi

da "Delitto perfetto" di Friedrick Knott
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categoria:citazioni, teatro
sabato, 07 luglio 2007

Ricordo i giochi da bambino. Dicono che quella sia l’età della spontaneità maggiore.
Intuizioni Stanislavskijane: Come il migliore attore, il bambino applica la reviviscenza e nelle sue azioni, non immedesima, vive il personaggio che desidera.

Le sfide contro il tempo, in spiaggia, costruendo castelli troppo vicini al mare. Sale la marea, ansia, fatica, delusione. Costruire bastioni, che inesorabilmente crollano. Sempre più arrabattarsi e sempre più crolli, più veloci; e alla fine più niente.

Ricordo i rifuggi tra foreste nel cortile di casa, unico sovrano di un regno di un altro mondo. Bestie feroci, misteri, esplorazioni, rendevano quello tra i reami più intricati mai conosciuti.
Pergamene, carte di formule magiche e scoperte alchemiche nascoste sotto le pietre, tra gli interstizi della legna. Il nemico, mio fratello, mia madre, involontari non sapevano il pericolo di quelle carte: leggerle avrebbe cancellato tutto, non sarebbe rimasto che uno spoglio cortile dietro una casa, con un bambino che gioca. Spesso succedeva e io piangevo, di colpo mi ritrovavo buttato nuovamente nella realtà, senza niente, non più padrone del mio tempo. Stranamente, svelandomi la verità delle cose, non facevano altro che buttarmi a terra:
è incredibile quanto possa esser importante credere alle proprie bugie.


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categoria:racconti, teatro, sul proscenio
sabato, 23 giugno 2007
Padre Nostro Che sei nei cieli


Pier Paolo Pasolini, voce Vittorio Gassman
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categoria:citazioni, cinema, letteratura, teatro, il nervoso
domenica, 27 maggio 2007

A volte una persona si chiede cosa ci fa: sappia che non c’è risposta. E anche se uno avesse una risposta tanto credo nessuno la capirebbe.

Ho ritrovato tra vecchi appunti e ne ho aggiunto altri, in attimi di velocità nello studiare.
Sinceramente non ricordo perché li scrissi  e per cosa…
Però ora li rivedo e la mia mente li ripete tutti assieme, così li butto qui, anche perché lo stato d’animo è un po’ quello.
Non sono triste, non ne ho il tempo ne la voglia, semplicemente penso,
anche nel sonno
penso

L’attore deve andarsene, e al suo posto deve intervenire la figura inanimata- possiamo chiamarla la Supermarionetta, in attesa di un termine adeguato. […]
La supermarionetta non competerà con la vita- ma piuttosto andrà oltre. Il suo ideale non sarà la carne e il sangue ma piuttosto il corpo in catalessi: aspirerà a vestire di una bellezza simile alla morte, pur emanando uno spirito di vita. Quali saranno i fili della supermarionetta, chi li guiderà? Chi lo può dire? Io non credo nella meccanica… ne in ciò che è materiale… i fili che si tendono dalla Divinità fino all’anima del Poeta son quelli che potrebbero comandarla.
Edward Gordon Craig

Soffro nel
vederti infrangere
i principi sui quali era
salda un’esemplare dignità.

Condizione
inammissibile,
la discutibile urgenza
per cui è indispensabile
uniformarsi alla media.

Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita
considerevole, ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.

Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell’anima comporterebbe
una lauta ricompensa.

Soffro nel
vederti compiere
bizzarre movenze indotte
da un burattinaio scaltro.

Credi sia
una scelta ammirevole
fuggire lo sguardo
severo e vigile
della propria coscienza?

Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita
considerevole, ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.

Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell’anima comporterebbe
una lauta ricompensa.
Carmen Consoli, L'Eccezione


Tra mare e cielo

Putzu Idu, foto di Enrico Dessì

Come farà a non perdersi, a non scordare la rotta seguita sinora e scegliere la futura, una nave dipinta in un quadro in cui mare e cielo hanno lo stesso colore e spessore?

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categoria:citazioni, mare, musica, teatro, pensando, sul proscenio, tornando ad itaca
lunedì, 19 febbraio 2007

Le Maschere di Asuni

Non era grande come paese, ma importante era il suo territorio, protetto dal castello della Medusa, e la sua gente, di buone fatture e consapevole di ciò che aveva.
Stava lì lungo sa Brabaxianna, la porta che conduce alla Barbagia, che unisce il sacro e il profano. Conosceva le feste in cui uomini, sacerdoti, medicina popolare, artisti e donne amavano partecipare e mostrare il proprio valore. Si ritrovavano per festeggiare i santi cristiani e per ringraziare la natura all’uccisone dei maiali e per il raccolto del grano.

Ma più di ogni altra, la vera festa era il Carnevale. Un avvenimento mistico: come in Barbagia iniziava il giorno di Sant’Antonio, con maschere che danzavano attorno ad un enorme falò, per propiziare la salute , il destino, il tempo e il lavoro; per concludere poi  quando i sacerdoti mettevano i loro abiti da lutto per la quaresima.

Lo sfilare delle maschere era atteso è festeggiato da tutti. Si costruivano maschere di bellissima fattura, le migliori dell’isola. Venivano da tutti i paesi per vederle: dalla Marmilla, dal Sarcidano, dal Barigadu, da Ruinas, Laconi e Meana. Quelli di Samugheo e Mamoiada ne provavano invidia, in quanto più cupe e possenti dei Mammuthones ed eleganti più degli Issochadores. Il volto poi era enorme , singolare, ancor più dei Bundus di Orani.
Si dice che i Tumburinos di Gavoi facessero a sfida per accompagnarne le danze.
Ogni abitante di Asuni e ogni persona che giungeva nel paese ed assisteva alla sfilata, era come presa da un fremito, desiderava fortemente mascherarsi e farsi vedere, dimostrare la sua bravura e la bellezza del proprio aspetto, tanto che si prometteva di vestirsene all’anno seguente.
Per questo ogni anno il numero dei danzatori del carnevale aumentava notevolmente, sino a quando tutti si ritrovarono mascherati e nessuno che fosse rimasto ad osservarli.

La Maschera perse il suo senso, senza nessuno disposto a guardare ad assistere, la gente non si vestì più perché si sentiva priva di attenzioni. Cadde il carnevale, il paese diventò triste, caddero  e furono distrutte le maschere bellissime e se ne perse il ricordo perché da esse si era preteso troppo, non riuscendo più a capire che oltre di essa vi erano altre persone, non solo maschere con occhi per vedere solo se stesse.

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categoria:racconti, teatro, tornando ad itaca
giovedì, 08 febbraio 2007
"...quando l'uomo comincia a raccontare di sé ad alta voce scopre quale è veramente egli stesso[...]; fino a quando tutto rimane sepolto nel fondo della coscienza, è ancora increato e ingiudicato, e l'uomo è tranquillo. Parlando, l'uomo crea e foggia se stesso, stabilisce il suo destino."
Corrado Alvaro, prefazione a Novelle per un anno di Luigi Pirandello.

Storia del Teatro e Dello Spettacolo: 30          ...e lode

                           Finalmente un esame!
postato da: IlSognoCurioso alle ore 21:32 | Permalink | commenti (5)
categoria:citazioni, letteratura, teatro, universitÃ